Boris sommerso dalle firme

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Centomila firme all’ora sono una quantità incredibile. Una dannata marea di cittadini si mobilitano firmando la petizione che si oppone alla decisione del Primo Ministro di sospendere il Parlamento con un escamotage e fanno sentire il loro dissenso.

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Boris Johnson, il sovranista britannico, pappa e ciccia con Trump e Salvini, applica le classiche metodologie da “uomo forte” confondendo il suo mandato con un documento che gli dà carta bianca.

La manovra di Johnson è chiara e anche difficilmente difendibile. Inceppando il Parlamento, blocca in automatico anche tutte le discussioni sull’Hard Brexit, che lui propugna con ostinata decisione.

Le proteste sono state immediate, ma soprattutto immediata è stata la sollevazione popolare che grida alla “dittatura”, come ha peraltro ribadito anche la premier scozzese Nicola Sturgeon. Ricordiamo che Scozia e Irlanda sono molto preoccupate per un’uscita “dura” come voluta da Johnson.

Il primo ministro inglese, però, scivola ora sulla sua arroganza. Un tratto tipico degli sbruffoni populisti e sovranisti è proprio quello di sovvertire le regole e di forzare la democrazia per perseguire i propri disegni, lo hanno fatto sia Trump sia Bolsonaro o Salvini, ritrovandosi spesso con un pugno di mosche in mano o addirittura, come nell’ultimo caso, con la faccia nel fango. Perché i giudici o la struttura parlamentare hanno finito per diventare le palle al piede degli altezzosi e impudenti ducetti.

Questo tratto tipico è anche il tallone d’Achille di questi personaggi. Sbruffoni, arroganti, totalitari, inebriati dal sostegno popolare, confondono il loro ruolo con un mandato senza regole né intoppi, con la convinzione che, ogni azione intraprendano, saranno sostenuti dai loro fan.

Ma le democrazie europee cresciute nel dopoguerra sono, alla prova dei fatti, più solide di quello che si pensa, e le arroganti star sovraniste finiscono per avvitarsi su se stesse e bruciarsi nell’atmosfera.

La separazione dei poteri e la struttura parlamentare, finiscono dunque per porre dei limiti decisi, quando non è lo stesso popolo, come nel caso britannico, a designare lo stop a certi modi totalitari.

La petizione, che ha superato quasi immediatamente le centomila firme e ne acquisisce a carriolate ogni minuto, impone al governo di rispondere, lo impone non solo moralmente ma anche legalmente, costringendo il parlamento a prendere in considerazione la questione in un dibattito.

Nel frattempo, la forzatura di Johnson spaventa non poco i britannici e la sterlina perde terreno.

Jeremy Corbin, il leader dei laburisti ha dichiarato: “Sono inorridito dalla sconsideratezza del governo Johnson, che parla di sovranità e che tuttavia sta cercando di sospendere il Parlamento per evitare l’esame dei suoi piani per una spericolata Brexit senza accordo. Questo è un oltraggio e una minaccia per la nostra democrazia.”

Difficile dargli torto. Però il tempo stringe e la follia del “Leave” sembra proseguire sul suo binario come una locomotiva senza il macchinista. E i macchinisti della Brexit, come ci ha insegnato Nigel Farage del Brexit Party, sono furbi nel lanciare il treno ma altrettanto a saltare giù al momento giusto.

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