Capitan Findus abbandonato dai social

Di

Salvini si trova di fronte, per la prima volta a una specie di rivolta social. Migliaia i post sui suoi profili Twitter o Facebook, ma questa volta non di pedissequa adorazione. Una rivolta mette per la prima volta in minoranza gli adoratori del diavolo.

Una questione importante, soprattutto per qualcuno che ha fatto della narrazione social il punto di forza del suo esistere politico. Una media di dieci post al giorno, uno staff di dieci persone a gestire “la Bestia” la macchina della comunicazione salviniana, macchina pagata dai contribuenti. Una campagna praticamente costante, tra selfie, post, comunicati e piatti di pasta allegramente divorati online.

“Buffone”, “falso”, “sei finito”. Alcuni dei post a corredo delle sue ultime giravolte. Salvini si avvoltola su se stesso come un pitone morente, subisce gli attacchi che gli rinfacciano incoerenza, debolezza ed eccesso di protagonismo. 

Non ci illudiamo che l’idillio tra l’ex ministro e le orde adoranti finisca in un attimo. L’amore che Salvini ha creato con frange spesso di disadattati e arrabbiati cronici continuerà. È vero anche che l’idea dell’uomo forte e disinteressato ha mostrato più di una crepa e a queste crepe non si sono aggrappati solo i detrattori, ma anche i delusi. Non tanto dal fatto che Salvini si sia dimostrato uno attaccato alla poltrona come tutti gli altri, questo no. Salvini paga la debolezza, dopo aver fatto credere di essere l’uomo della provvidenza di mussoliniana memoria, si ritrova non solo ad essersi incartato con le sue mani, ma a rovinare completamente la figura vincente e volitiva, elemosinando pietà dai suoi nemici.

E questo la folla, l’altra bestia, quella dalle mille teste, non glielo perdona. L’uomo forte non può permettersi di frignare, di chiedere pietà. La sua storia si incrina agli occhi degli adoratori. Quello che ieri era un semidio vincente che non “mollava mai” si è ritrovato a mollare a più riprese. Anche per questo Salvini, che ormai ha perso il treno, paga lo scotto di 15 punti di gradimento personale in meno nell’arco di un mese.

Proclamare grandi ribellioni e proteste di piazza il 19 ottobre non cambierà di una virgola la situazione. Perché il popolo non segue leader azzoppati e pavidi, capi che hanno mostrato la gola al nemico. Qui sta tutta l’onta salviniana e la fine della sua narrazione, il crollo dell’idolo, la caduta nel fango del maschio-padrone della commedia italiana.

Certo l’’opposizione sarà dura, con gli incarogniti Fratelli d’Italia e gli ormai inesistenti forzaitalioti, ma un’altra strada è stata imboccata.

L’idillio con la gente è, se non finito, in seria crisi. La coppia ormai non si parla più, il popolo da una parte del divano, Salvini dall’altra. Molto dipenderà dalla strada che prenderanno PD e 5 Stelle, ma la favola dell’uomo duro si è scontrata con una realtà schietta e priva di binari alternativi. Il treno è passato e Salvini, invece di attenderlo sulla banchina, era al buffet della stazione a fare il cretino con gli amici. Una distrazione, una faciloneria, un’incapacità di realismo che gli è costata il biglietto per il potere.

Ti potrebbero interessare:

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!