Claudio, que te vaya todo bien

Di

Era tanti mondi in un uomo solo, Claudio Taddei. Quel suo ciuffo ribelle e inconfondibile di capelli sale e pepe e un sorriso che non ti aspetti. Un regalo cordiale e discreto. Cantautore, pittore, musicista e tanto altro. Un artista estroso, multiforme. Era Claudio. Era un amico del quale in molti sentiremo la mancanza. Aveva solo 53 anni. E anche se lui non faceva mistero del suo male, una malattia che non lascia scampo scoperta nel 2002, il suo addio ci ha lasciato tutti senza fiato. È davvero tutto più triste adesso.

Era generoso e alla mano. Ma non era solo un “bravo tipo”, era anche un entusiasta della vita a dispetto della malattia che lo stava consumando da anni. Fino all’ultimo ha sottratto giorni, ore e secondi a una fine che sapeva sarebbe arrivata. Lo ha fatto con cuore, fiato e muscoli. Sapendo che ogni spettacolo, ogni disco sarebbe potuto essere l’ultimo, ma anche che erano gustose e preziose briciole di vita sottratte al nulla. Lo stesso abisso che prima o poi inghiottirà tutti noi. Lui si è spento in un calda giornata d’agosto. Ieri mattina, a Lugano.  

Nato nel 1966 a Minas, in Uruguay, ad appena tre anni era arrivato in Svizzera dove sarebbe poi cresciuto e avrebbe frequentato tutte le scuole fino al liceo. In seguito, cittadino del mondo e per questo nomade nell’animo, Claudio era ripartito per far suo un altro mondo, quello della musica, nel quale si era distinto con esibizioni memorabili. Da Montreux a Estival. Ospite di Eugenio Finardi al Blue Note di Milano. E poi i concerti negli States, le mostre pittoriche e, per prima cosa, quella sua capacità di far avverare ogni sogno. Como un sueño tranquilo. Ma sempre senza esagerare. Quasi in punta di piedi. Come un sogno tranquillo, appunto.

L’ultima volta che l’ho incrociato è stato al compleanno di un amico comune, questa primavera. C’era appena stata una serata della RSI dedicata a Fabrizio De André a vent’anni dalla morte. E ragionando ad alta voce con lui gli dissi che mi aveva fatto strano non vederlo tra gli ospiti. Mi disse che non ero il primo a dirglielo. Era cordiale ma meno sorridente del solito, sembrava più affaticato e grigio in volto. Mi disse che stava finendo il suo ultimo album e che l’avrebbe presentato in aprile al Sociale di Bellinzona. In fondo a pochi passi dallo Zoccolino dove c’eravamo conosciuti qualche anno prima. In un momento di festa e di allegria che è ormai solo un pallido ricordo. Poi però quel concerto non s’è più fatto. Fu annullato giusto qualche settimana prima.

Claudio Taddei, oltre che un grande artista, era un grande uomo. Un pezzo di pane. E la sua positività, il suo animo gentile e tutta la sua energia si ritrovano intatti nelle sue canzoni, nei suoi dischi che probabilmente ci ha lasciato in dono proprio sapendo che questo triste giorno sarebbe arrivato. Ecco perché quello che voglio fare ora e che vi consiglio di fare insieme a me è di ricordarlo così, riascoltando a tutto volume le sue canzoni più belle. Grazie Claudio, que te vaya todo bien!

www.claudiotaddei.com

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!