È Finita

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Abbiamo atteso oltre un anno, sofferto insieme, sperato, qualche volta pianto, altre ci siamo vergognati di essere italiani, ma alla fine il giorno della Liberazione è arrivato. Da qualche minuto e una manciata di secondi, Matteo Salvini non è più, virtualmente, il ministro degli Interni italiano.

Purtroppo tecnicamente lo è ancora. E il suo ultimo atto da ministro è stato infame proprio come il primo: il divieto d’ingresso alla “Mare Jonio” di Mediterranea che ha appena salvato la vita a 98 migranti, tra cui 28 minori, alcuni di qualche mese appena.

Dietro di sé lascia una lunga scia di orrore e terrore, alcune delle leggi più infami della storia di questo paese, un clima d’odio, violenza e rabbia sociale che impiegheremo anni, forse decenni, per ripulire. Lascia un paese più povero, culturalmente e civilmente, più isolato dall’Europa e più vicino alla Russia, un paese più incapace di farsi rispettare su tutte le grandi questioni del nostro tempo, a cominciare dall’immigrazione.

Ma lascia soprattutto la poltrona. Una poltrona in cui si è seduto meno di 30 volte in 14 mesi. E, in questo momento storico, col clima che si respira, è la migliore notizia che potessimo ricevere. Comunque vada e qualunque sia il giudizio sul governo giallorosso, questo è un giorno di festa.

Tutto il resto si vedrà: ministeri, coalizioni, alleanze, contratti, agenda, temi. Oggi abbiamo un disperato bisogno di tornare ad avere al Viminale un ministro che non crei paura, la argini. Che non crei insicurezza, la combatta. Che non alimenti odio, lo prevenga.

E, quando avrà finalmente raccolto gli scatoloni e spazzato via le sue (poche) tracce dall’ufficio, ci attende il compito politicamente più difficile: ripulire dalla legislazione italiana fino all’ultima virgola dei suoi decreti. Se questo governo ha un senso, è quello di restituire all’Italia una politica migratoria degna del grande Paese che è e che è sempre stato.

Allora e solo allora potremmo finalmente tornare a sentirci italiani senza vergognarci. Un po’ meno sporchi e un po’ più umani.

Lorenzo Tosa

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