“Gobbi fascista di m***a!”

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Gobbi insultato per strada. “Fascista di merda, devi morire”. Non va bene, non si fa. Anche se uno ti sta profondamente antipatico. Il contrasto può essere duro, ma deve rimanere sul binario del decoro, della decenza e della correttezza.

Tutte cose a cui, purtroppo, i correligionari di Norman Gobbi ci hanno disabituati.

Leggiamo in un post di Norman Gobbi il racconto di un fatto occorsogli. Tutti ne hanno parlato e ognuno ci ha ricamato sopra da una parte e dall’altra. Rileggiamolo per avere in chiaro come si sono svolti i fatti:

“Ieri sera ho avuto modo di apprezzare nuovamente il concetto di libertà e tolleranza di certa sinistra antagonista.
Mentre mi recavo ad un evento istituzionale a Castelgrande, verso le 19 in piazza Teatro a Bellinzona, incontro un giovane uomo che – correndo – mi grida: “Ciao fascista di merda… devi morire!”. 
Beh, che fare 🤷🏼‍♂️? Ho scrollato la testa, ho sorriso e gli ho mandato un bacione.”

A prescindere che certi atti sono inutili, controproducenti e anche un po’ stupidi, bisogna essere onesti e domandarsi che qualifiche ha il ministro Norman Gobbi, per parlare di libertà e tolleranza.

Eh sì, perché il signor Norman qualche scheletrino piccolo piccolo, nel comodino accanto al letto ce l’ha pure lui. Fascista? Magari no, eppure era lui che alla Valascia, con grande correttezza apostrofava il giocatore di colore del Lugano Hanson Carter con il vezzoso grido: “uh uh uh, gh’è scià ul neger”. Il suo papino, già colto in passato a condividere post fascisti, ci ricasca recentemente. (leggi qui).

Stessa cosa aveva fatto il fratellino sui social perché voleva bruciare i socialisti (tenero lui). Il Ministro Gobbi, che parla di libertà e tolleranza di quella che secondo lui è la sinistra, dimentica che per venticinque anni il giornale che lo rappresenta, di tolleranza ne ha dimostrata  ben poca, per non parlare di suoi colleghi di partito come Robbiani, Pantani o Quadri, spesso sui media per le loro posizioni vergognose e intolleranti. 

Tollerante e libertario lo è poco lui stesso, quando espelle i bambini ecuadoriani dalle scuole o quando nega la residenza a giovani stranieri integrati a favore dei quali la popolazione stessa ha raccolto migliaia di firme.

Di essere insultati è capitato a tutti i ministri, lo stesso Bertoli era stato minacciato di morte. Che Gobbi faccia il filone mandando bacioni come il suo amicone Matteo Salvini e che parli di libertà e tolleranza, quando la Lega ha degradato in questo ultimo quarto di secolo il dialogo politico e sociale in Ticino, è perlomeno patetico.

Immaginatevi il bandito Giuliano (non Bignasca), che corre dai carabinieri perché qualcuno gli ha rubato il borsello. Il gesto nei confronti di Gobbi è e rimane profondamente sbagliato, ma al confronto delle valanghe di insulti che si beccano altri politici dalla Lega, il contrasto risulta stridente.

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