Il rosa è da femmine, l’azzurro da maschi.

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Il rosa è da femmine, l’azzurro da maschi.
Qualche giorno fa cercavo delle scarpe da ginnastica per le bertucce ma non c’era più il loro numero. 
La commessa mi propone una scarpa con suola piatta, liscia e rigida. 
“È tutto quel che c’è da femmina” e infatti la scarpa è rosa coi brillantini.
Le chiedo se c’è una scarpa da ginnastica “da maschio” con quel numero e usciamo dal negozio con due paia di scarpe di colore azzurro e blu perfette per correre e arrampicarsi.
Mi ha stupito la reticenza della commessa nel darci scarpe di colori diversi dal rosa per bimbe di 2 anni, le bertucce invece hanno gradito e hanno preso a saltellare con le nuove scarpette.

È solo un colore, una convenzione oppure no?
Nei reparti per neonati è difficile trovare qualcosa che non sia azzurro per i maschi e rosa confetto per le femmine, mentre in altri paesi la proposta è decisamente più colorata e unisex per tutti: tutine da leoni, scimmie, coccodrilli in un tripudio di colori e disegni che hanno poco a che fare con la dolce confettosità dell’offerta nostrana.

L’adattatore per il water di Minnie è per femmine, Topolino per i maschi, Topolino costa 9 euro, Minnie 12 e uno bianco 22 euro.
Le bolle di sapone delle principesse e i fazzoletti di carta di spider man.
La piscinetta di Frozen o di Hulk.

Ogni singola cosa che usano i nostri bimbi è divisa in cose da maschio e da femmina, i giochi per pulire casa e farsi belle per le femmine e i supereroi per i maschi.
Oltre a rendere impossibile o comunque difficile il riciclo degli abiti e delle cose (chi metterebbe la maglietta di Frozen al fratello più piccolo? Perché il tabù verso i maschietti è ancora più forte) è davvero solo un colore?
L’estrema brandizzazione di ogni singola cosa aumenta la divisione maschi/femmine.

Devo dire a Demi che gioca con le macchinine e a palla che è un maschiaccio e a Leda che mette a letto i peluche che è una brava mammina?

Burabacio

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