Ilaria Tuti, il giallo italiano ha una nuova stella

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Dopo un ottimo esordio ogni tanto scappa la delusione. Con Ilaria Tuti, invece, vi è un balzo in avanti. Il giallo italiano ha una nuova stella… 

Si sa, chi riesce ad inventare un personaggio memorabile è a metà dell’opera. Questo in generale. Se poi riconduciamo il discorso o riflessione nell’ambito del giallo … allora si è a tre quarti. Si pensi a Montalbano, a Scherlock Holmes, a Pepe Carvalho e, più di tutti, a Maigret. Che in fatto di popolarità supera quasi quella del suo autore.

Negli ultimi anni il genere in Italia ha conosciuto diversi personaggi davvero azzeccati. Ci riferiamo a Rocco Schiavone (diventato subito eroe televisivo), al commissario Ricciardi (sulla cui uscita di scena ci sono stati infiniti commenti) e, last but not least, a Teresa Battaglia. Che, letterariamente parlando, ha solo due anni, essendo arrivata in scena l’anno scorso, ma ha subito fatto il botto. Straordinaria è la definizione che più le si addice.

Ha una certa età, diciamo sopra i sessanta, è commissario di polizia specializzata in profiling e, come capo, è francamente insopportabile. Irascibile, scostante, incurante dei sottoposti, una vera «Caina». Ma poi, e diremmo soprattutto, custodisce un segreto che non vogliamo rivelare qui: ci basta suggerire ai nostri 12 lettori di iniziare la lettura-scoperta di questa autrice con il titolo del 2018: «Fiori sopra l’inferno», per poi continuare con il bellissimo «Ninfa dormiente», di quest’anno. Tutti e due editi da Longanesi. Dicevamo del segreto di Teresa Battaglia: è talmente pesante che risulta essere inconfessabile, persino a lei stessa. Grande, grande, grande.

Torniamo a «Ninfa dormiente». L’inchiesta riguarda una caso che arriva dal passato, più precisamente dal 1945. Come si dice in gergo un «cold case» («caso freddo») e riguarda un pittore, anzi un quadro intitolato «Ninfa dormiente». Il rosso di quel dipinto è … sangue. Di chi? Della modella rappresentata? Oppure c’è altro? Ed il 1945, non proprio una data casuale, c’entra qualcosa? Ovviamente non riveliamo qui più del necessario. Ci basti dire che l’indagine si sviluppa su di una tensione che ammalia subito il lettore, che i colpi di scena non mancano e che l’autrice non solo intinge il suo pennino nel calamaio dell’azione ma anche in quello delle emozioni. Ed è gioia pura. Altro aspetto a nostro modo di vedere interessane è l’ambiente in cui tutta la storia trova svolgimento. Qui non si tratta di sceneggiatura originale e azzeccata, qui è componente di fondamentale importanza. Queste terre sconosciute che comportano confronti con rituali e culti vecchi come il mondo, e quelle tradizioni tramandate di generazione in generazione, con il freddo che sembra quasi preservarle contro l’impietosità del tempo. Un collega e ammiratore della Tuti, Maurizio De Giovanni, nel novero dei bei libri propone una suddivisione tra gli «scrittori di parole» e quelli «di storie». Ilaria Tuti non è l’una, non è l’altra: semplicemente è tutte due. Perché con giuste parole porta i lettori ad un finale … sorprendente. Proprio un gran bel libro.

«Fiori sopra l’inferno», 2018, di Ilaria Tuti, ed. Longanesi, pag 366, Euro 16,90

«Ninfa dormiente», 2019, di Ilaria Tuti, ed. Longanesi, pag 380, Euro 18,50.

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