La nostra casa sta andando a fuoco

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Riflessione del giovedi mattina su un treno strapieno in direzione di Berna

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Questo post non lo scrivo per dirvi cosa fare o cosa non fare. Non posso, visto che io in primis sto cercando di capire cosa effettivamente posso fare per dare un aiuto reale, per permettere un cambiamento tangibile alla situazione climatica attuale. Questo post lo scrivo per riflettere, insieme a voi. 
La nostra casa sta andando a fuoco, i nostri buoni propositi in fumo.
Le terribili previsioni che venivano date dagli scienziati per la fine di questo secolo (e dunque a nostro sentire COSÌ LONTANE) sono state anticipate fra il 2030 e il 2050. 
Leggendo le notizie, ci possiamo rendere conto tutti quanti che i fattori climatici che stanno vertiginosamente velocizzando processi distruttivi e irreversibili si stanno moltiplicando, senza che gli Stati dove essi avvengono abbiano i mezzi o la coscienza politica per intervenire in maniera efficace. 
Siberia, Alaska, Canarie, Brasile… luoghi indispensabili per la sopravvivenza dell’intero pianeta, stanno bruciando incontrollati. 
La nostra casa sta andando a fuoco, i nostri buoni propositi in fumo. E quindi che fare? 
L’amarezza e il senso di impotenza sono sentimenti che mi raggelano il sangue, mi bloccano. Eppure devo reagire, voglio far parte di quella parte degli uomini e delle donne che hanno provato nel loro piccolo a fare qualcosa per fermare questa follia consumistica che sta portando alla deriva il mondo che conosciamo.
Io voglio poter guardare negli occhi i bambini di oggi e dirgli “mi spiace, mi sono svegliata tardi, ma poi ci ho provato a fare qualcosa, non mi sono arresa, non ho alzato le spalle dicendo che ormai è andata così.” 
Dobbiamo tutti renderci conto che prima ancora di poterci definire cittadini di uno Stato, dobbiamo ammettere di essere consumatori globali. Sì, siamo consumatori globali. 
Il nostro è un territorio minuscolo, su cui manghi, avocadi e banane non crescono, in cui le fabbriche immense che producono tutto ciò che utilizziamo non potremmo nemmeno costruirle, non ci starebbero. 
La delocalizzazione è stata una grande furbata occidentale. Tutto viene “elaborato in Svizzera”, ma chissà dove viene prodotto. In Bangladesh, da qualche bambino orfano, per pochi spiccioli, magari. Me ne assumo la responsabilità, ho comprato per anni senza farmi carico delle conseguenze. Ho gioito se potevo fare l’affare e comprare qualcosa che mi piaceva a un prezzo stracciato. Non so da dove viene la mia giacchetta preferita. 
È doloroso e difficile ammettere la propria responsabilità per quello che sta succedendo così lontano da casa nostra. Ma se il povero contadino brasiliano brucia un piccolo pezzo della terra accanto alla sua è per poter coltivare un po’ più di prodotti che servono a NOI, che domandiamo NOI e che vogliamo pagare poco e che magari a lui permetteranno di arrivare alla fine del mese un po’ meno in difficoltà. 
Siamo consumatori globali, assumiamoci questo ruolo in maniera coscienziosa. Io cerco di non comprare plastica inutile, non mangiare carne o pesce ma nemmeno frutta esotica o vestiti che vengono prodotti in paesi dove la protezione dell’ambiente è l’ultimo dei problemi. Ho smesso di comprare shampoo e saponi dentro bottiglie di plastica che non si potranno mai riciclare. Esistono le alternative più sostenibili, sono un po’ più care ma durano di più e hanno una qualità maggiore e soprattutto mi permettono di dirmi che sto facendo qualcosa, nel mio piccolo, per contrastare questa follia, forse irreversibile.
La nostra casa sta andando a fuoco ma i buoni propositi ora voglio che vengano trasformati in fatti. E allora in gioco devono entrare i nostri politici, quelli che NOI votiamo, quelli che NOI scegliamo per essere NOSTRI rappresentanti. Sono loro quelli che dovete guardare con occhi severi, sono loro che devono ricordare perché si sono assunti o si assumono una carica pubblica: per il bene comune. Ora, il bene comune è messo in grave pericolo dalla politica economica che non tiene conto delle questioni ambientali. Se vogliamo sperare di frenare la caduta libera a cui il pianeta intero è sottoposto, le questioni ambientali devono essere il cardine delle prossime manovre politiche. Quindi guardateli negli occhi, questi e i futuri politici, fateglielo vedere che hanno un’enorme responsabilità e che devono farsene carico.
Io ci voglio provare, partendo dal più grande potere che ho, scegliere i prodotti che mi propinano in maniera intelligente.
E voi?

Ambra Martignoni

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