La riscossa africana

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Chi pensa che l’Africa sia un continente immobile, preda delle mire colonialistiche e indifeso, si sbaglia. Numerosi sono i segnali di una volontà, di numerosi Paesi africani, per modificare sensibilmente la situazione del continente.

Una è la grande barriera verde africana, un ambizioso progetto istituito dall’Unione Africana, volto a creare una barriera verde di migliaia di chilometri per contrastare l’avanzata del deserto. Una delle iniziative per combattere il riscaldamento climatico più ambiziose al mondo.

L’iniziativa è volta al miglioramento di vita di milioni di persone, grazie a un vasto sistema di paesaggi produttivi verdi, tra il Nordafrica, il Sahel e il Corno d’Africa. 7600 chilometri per 15, un corridoio di acacie e piante resistenti al caldo e alla siccità che non solo dovrebbero fermare l’avanzata della desertificazione, ma anche captare, col tempo, l’umidità dell’aria. Un’iniziativa che dovrebbe cambiare sensibilmente il clima delle regioni così protette.

Il programma è sostenuto anche dalle Nazioni Unite e dalla Banca Mondiale, oltre che da altre numerose associazioni africane e non e coinvolge venti Paesi.

L’altra, è un’iniziativa comunque comunitaria che comprende tutti i paesi africani a parte L’Eritrea. Tra il silenzio dei media, il che la dice lunga sulla considerazione che ha l’Africa per l’occidente, 54 paesi riuniti in Niger, hanno ratificato un accordo interno di libero scambio, che presto creerà un mercato unico libero da dazi doganali.

Una strada intrapresa anche dall’Europa già una sessantina di anni fa e che portò poi al suo sviluppo e all’aumento del benessere.

La cosa interessante è che questi accordi non dipendono da Paesi esteri o da aiuti internazionali, ma sono frutto unicamente degli sforzi del continente per dare una risposta alla rapina e al depauperamento del territorio ad opera dei vecchi e nuovi colonizzatori.

L’Africa è povera, inutile nasconderlo, e lo sfruttamento di risorse e materie prime ad opera di Paesi esteri continua da secoli. Eppure il PIL africano globale è aumentato del doppio negli ultimi vent’anni.

Se tutto va come deve, l’Africa si sarà data uno stimolo potente, l’inizio di una riscossa volta a riappropriarsi commercialmente delle proprie risorse e del proprio mercato. E la speranza è che sia uno sviluppo ponderato e intelligente che, in concomitanza con la consapevolezza della lotta al riscaldamento climatico, possa fare diventare l’Africa il grande Paese che merita di essere.

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