La RSI e il primo d’agosto di Piero

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Chissà qual è il modo migliore per festeggiare il settecentoventottesimo Natale della Patria, si sarà probabilmente chiesto il presidentissimo dell’UDC ticinese Piero Marchesi qualche giorno fa. Risposta: con la solita sterile polemica nei confronti della RSI. Sterile ma anche utilissima ad aizzare gli animi sui social e su Facebook in particolare. Un attacco con cui il Piero, sprezzante, lamentava la vergognosa assenza di almeno uno de “I mille di Comano”. A documentare e riferire, negli spazi della cronaca regionale, solo delle feste e dei bagordi altrui. Una cosa francamente inaccettabile.

Al Quotidiano invece, per il primo d’agosto, c’erano PLR, Lega e socialisti. Ognuno di loro servito e riverito da mamma RSI, con un servizio confezionato a regola d’arte per ognuno di loro. RSI, rea di aver ignorato le folle oceaniche accorse ad Ambrì per festeggiare degnamente con la banda degli Amici del Piero, a partire da un arancione Oskar Freysinger, il giorno in cui tutto ebbe inizio pensando al motto “Liberi e Svizzeri” o agli altri ideali che il maggior partito in Svizzera porta avanti da sempre, con fierezza e orgoglio della patria. Tutti riuniti e pronti a onorare la festa proprio come il prode Marchesi con tanto di T-shirt rossocrociata d’ordinanza, poster delle Alpi alle spalle e l’immancabile balla (rigorosamente di fieno) a fare da palco per i discorsi delle grandi occasioni.

Unico neo, la latitanza di quel servizio pubblico che “a pochi mesi dalle Elezioni federale si arroga il diritto di decidere chi merita un servizio e chi invece no”. Perché, dai, un servizietto non lo si nega a nessuno. Perché quindi negarlo a chi, come il buon Piero, al posto di un servizio pubblico forse gradirebbe uno privato pronto a fare quello che, chi ha i soldi, gli suggerirebbe di fare? Per dispetto? O per punizione? Fortuna vuole che gli ardimentosi democentristi di casa nostra non se ne siano rimasti con le mani in mano e abbiano fatto di necessità virtù confezionando loro un video che non ha davvero nulla da invidiare con la professionalità della RSI.

“Restiamo Svizzeri”, il titolo dello spottone che raccoglie in ordine sparso i pensierini dei vari esponenti UDC in festa. “Per la nostra patria. Per garantire un bel futuro ai nostri figli. Per la nostra fierezza. Per la nostra casa. Per noi uomini svizzeri”. Parole così, dette un po’ a vanvera, tra cui c’è perfino un “per l’ambiente” (ma chi? l’UDC per l’ambiente? E da quando poi?) a riprova di come certa politica faccia la voce grossa pappagalleggiando sui temi che appassionano o intimoriscono la maggior parte di noi cittadini. Tra i buoni propositi espressi nel bel quadretto filmato in un pratone di Ambrì, nessuna parola però sui costi di cassamalati, sul disagio giovanile o sul dumping salariale. Restiamo Svizzeri. Ecco, sì, preferibilmente in ostaggio di una rappresentanza politica che fa di tutto per essere fotogenica, spiritosa, incazzosa o con la maglietta da sfoggiare al momento giusto, piuttosto di volersi chinare con un briciolo di serietà sulle questioni cruciali del presente.

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