Lettera aperta a Donald Trump

Pubblicità

Di

Al Signor presidente degli Stati Uniti d’America
Donald Trump
1600 Pennsylvania Ave  
NW, Washington, DC
2500 Stati Unidi d’America 

Egregio Signor Presidente,

in un suo tweet della fine di luglio scorso ricordava che “gli iraniani non hanno vinto una guerra, ma non hanno mai perso una negoziazione”.

Sono orgoglioso di essere cittadino iraniano, nazione che da 40 anni subisce sanzioni ed embarghi, nazione sovrana il cui esercito, Corpo della Guardia Rivoluzionaria, viene da lei inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Dall’inizio del 1800, l’Iran non ha mai iniziato una guerra, non ha mai invaso, oppresso o sequestrato le risorse di altre nazioni; non abbiamo mai scelto di andare in guerra, ma se attaccati, rispondiamo alla guerra.

Durante la prima guerra mondiale, nel 1915, il Rais Ali Delvari, trentatreenne giovane patriota di Bushehr, città sul Golfo Persico, riunì un gruppo di persone per difendere il Paese dagli invasori britannici; resistette orgogliosamente agli aggressori ed impose loro pesanti sconfitte.

Lo slogan di Rais Ali, applicabile tutt’oggi era “ siamo in questa guerra per salvare la nostra patria e le nostre risorse”.

In questi 200 anni l’Iran ha difeso e difenderà con vigore la patria, le sue risorse, la vita e la propria identità.

Sono veterano di quella grandissima rivoluzione popolare del secolo scorso, febbraio del 1979. La mia gente spazzò via il dittatore Mohammad Reza Pahlavi, da voi messo sul trono e da voi sostenuto. La mia generazione si sacrificò, dal 1980 al 1988, per difendere la patria dall’invasore Saddam Hussein, anche esso sostenuto e finanziato da voi. Sotto la stretta sorveglianza dell’amministrazione Reagan, Saddam si permise di lanciare bombe chimiche contro i civili uccidendo 5 mila persone.

Signor presidente, nel nostro lessico, colui che inizia la guerra è l’unico perdente. Chi intende rubare la vita, la felicità e il benessere altrui è il vero perdente. La guerra non è affare e scopo del mio popolo, ma lo sono i negoziati e la diplomazia. La pace è la nostra filosofia di vita e, come lei afferma, la negoziazione è la nostra arte.

Lei e il suo gruppo delle 4B (Bolton, Bin Salman, Bin Zayed e Bibi Netanyahu) avete legato le mani alla diplomazia scatenando una guerra economica contro 83 milioni di iraniani. 

Il suo unilateralismo nell’uscire dall’accordo nucleare siglato a Vienna nel 2015, con il gruppo 5 + 1 ( Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna, Cina e Germania), nonostante l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica avesse certificato più volte il pieno rispetto dei termini dell’intesa da parte di Teheran, ha innescato devastanti effetti di recessione e inflazione sfrenata, oltre all’escalation della tensione nel Golfo Persico.

La sua amministrazione in un contesto di “massima pressione” e di “strategia nello strozzare l’economia”, sta commettendo crimini contro l’umanità; ha provocato una profonda penuria di medicinali e generi alimentari, bloccando i nostri acquisti di farmaci fra i quali chemioterapici come asparaginasi o le mercaptopurine per curare la leucemia, e lo stesso paracetamolo, medicina di base per il trattamento del dolore.

La mancanza di questi farmaci sta mettendo in serio pericolo la vita di molti miei compatrioti, in particolare bambini e soggetti deboli.

Durante il mio recente viaggio a Teheran ho visto tantissimi messaggi tappezzare i muri della strada, con scritto “urgente – vendesi rene, midollo osseo, bulbi oculari – numero di telefono, età anagrafica e gruppo sanguigno”. Questi annunci shock sulla vendita di parti del corpo non si limitano ai muri di tutto il Paese, ma hanno invaso le reti sociali ed internet.

E come non bastasse ha pure ostacolato la vendita di farmaci prodotti in Europa. La Svizzera, Paese in cui risiedo, ha visto crollare del 35% il volume d’affari; la Francia ha registrato un calo del 25% (dati Eurostat).

Di fronte a questo suo bullismo neanche l’Europa, purtroppo, si è distinta per indipendenza, per coerenza ed efficacia in una proprio azione politica a favore dell’Iran.

Il 49% dei suoi concittadini disapprova la politica estera della sua amministrazione nel gestire le relazioni con la Repubblica Islamica dell’Iran ( sondaggio elaborato da Reuters/IPSOS nel maggio scorso).

Signor presidente, siamo una società dinamica in costante cambiamento e in contatto con l’Occidente; abbiamo dimostrato di essere capaci di ritagliarci ampi margini di libertà, autonomia e modernità nonostante leggi anacronistiche restrittive.

La sua strategia ostile ha creato effetti visibili sull’economia con tanto malcontento e pessimismo, ma ha anche favorito il ritorno degli ultraconservatori, da sempre contrari a qualunque apertura nei confronti degli americani, che si pensava un pericolo scongiurato proprio grazie all’accordo.

Nell’augurarle il ritorno al JCPOA, Joint Comprehensive Plan Of Action, rispettando il pieno il diritto internazionale, la saluto cordialmente consigliandole di non giocare a dama con dei maestri di scacchi.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!