Lugano Airport abbattuto come un tordo

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Il Barone Rosso era un asso dell’aviazione tedesca nella prima guerra mondiale. Manfred Von Richtofen amava il cielo, era uomo d’altri tempi e di scuola prussiana. Gentiluomo, rispettoso, quasi un cavaliere medievale come pensiero. Manfred era ritenuto l’asso degli assi: 81 abbattimenti certificati. Nonostante tutto, venne abbattuto anche lui, il 21 aprile del 1918.

A che serve parlare dell’asso degli assi? Serve a capire che, nonostante tutto, chiunque prima o poi cade avvitandosi su se stesso e si schianta a terra. L’ostinazione con cui si è cercato il salvataggio dello scalo aeroportuale luganese, pregevole da un lato, aveva una pecca, un difetto. È come se il barone avesse ignorato quel rumorino di ferraglia nel motore.

E di rumori di ferraglia ce ne sono stati molti per l’aeroporto, anzi, mitragliate e bombe improvvise non sono mancate, fino a renderlo inagibile.

Marco Borradori, sindaco di Lugano e uomo molto misurato nelle sue dichiarazioni aveva detto ai microfoni RSI: Io non escludo in questo momento che la soluzione migliore potrebbe essere anche quella di definire un certo periodo per permettere all’aeroporto di regolarsi e trovare una fine, diciamo così, definitiva.”

Sembra quando decidi di staccare la spina al nonno in agonia, quando non ce la fai più a vederlo soffrire. Perché al saldo dei posti di lavoro e di chi ci campa su quell’aeroporto, e sono tanti, la realtà è crudele e perentoria. L’aeroporto di Lugano, se non è morto, è ormai agli ultimi respiri. Nessuna struttura economica è in grado di sopravvivere con le premesse che ha oggi e che ha avuto nel passato lo scalo luganese.

Con le compagnie aeree low cost e gli aeroporti milanesi a quattro passi, tenere in piedi Lugano Airport era compito improbo. Buttarci i milioni dei cittadini avrebbe avuto senso per salvare eventualmente posti di lavoro, ma la coscienza che l’aeronave stava precipitando era presente e plateale. Con tutto il rispetto per chi ci ha creduto, le cassandre, spesso puntuali e ben informate, avevano avvisato sindaco e accoliti che la partita era ormai persa. Il magnifico biplano del Barone Rosso si avvita su se stesso e si appresta dignitosamente allo schianto. Speriamo che chi è ancora a terra ragioni seriamente sulle persone, su coloro che rimarranno senz’ali in questa storia. A loro, e non all’aeroporto, dobbiamo i nostri sforzi.

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