Morire annegati per amore

Due piccoli pakistani, 16 e 17 anni, affogati nel lago d’Iseo. Non importa chi fossero o che nazionalità avessero, ad essere importante è ciò che li ha uccisi, che è una cosa bellissima, l’amore tra due fratelli.

Di

Tavernola Bergamasca, sul Lago d’Iseo. Una delle perle lacuali lombarde, paesi di lago che noi svizzeri conosciamo bene perché tanto simili sono le popolazioni dell’acqua. Perché le genti del lago, come cani, si annusano e riconoscono, e quando ci arrivi, in quei posti che non sono proprio tuoi, ne riconosci comunque gli angoli delle case, le finestre, i tetti e le chiese, i porti, perché si somigliano e si pigliano e si inseguono come salmerini o carpe, questi paesi di lago. La montagna alle spalle, che protegge il paese coi suoi boschi e lo specchio azzurro di fronte che riflette il cielo. Commovente.

Tre fratelli, venuti dalle montagne pakistane, tre i metri che sono bastati per annegarli, a soli quindici dalla riva. Arrivati al lago con la famiglia per una spensierata giornata di vacanza hanno trovato la morte con una dinamica semplice e collaudata: il lago è tanto bello ma traditore, nasconde fosse, rive scoscese a strapiombo, è bastato uno di questi buchi per mettere in difficoltà il fratello diciassettenne.

In ogni tragedia c’è della bellezza, e la bellezza atroce di questa, è nell’immediato sacrificio del fratello sedicenne accorso in acqua per salvare il primo, pure lui incapace di nuotare. Un sacrificio che invece di impedire la morte di uno, ha sancito l’abbandono alle acque di entrambi.

Un terzo fratello diciannovenne stava facendo la stessa fine quando è stato salvato da un bagnante che gli ha gettato un salvagente. Gli altri due, recuperati in condizioni gravissime, sono morti nella notte all’ospedale. Una famiglia intera distrutta, poco importa se pakistana, groenlandese, svizzera o italiana. Importa quel gesto immenso che ha fatto diventare la tragedia ancora più grande, rendendola però un esempio di abnegazione e amore familiare. Questo è di consolazione? No, eppure qualcosa di tenero, un alito di orgoglio per quei ragazzi dobbiamo averlo, in un mondo dove ognuno pensa a se stesso e le persone si lasciano affogare nel nome di una sana cattiveria.

Quel gesto, senza ripensamento, con la lucida follia di sapere che nemmeno tu sai nuotare, è incredibile e importante al contempo, ci spiega cosa siano i legami tra le persone e che a volte rinneghiamo noi stessi per gli altri.

Un insegnamento bello e pulito come le acque del lago, che purtroppo si fanno torbide quando si addensano nelle insenature malsane della cattiveria che permea oggi questa società.

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