Pioppi, gli eroi del nostro tempo

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Una ricerca italiana afferma che i pioppi svolgono un lavoro davvero prezioso, per noi e per l’ambiente. C’è infatti una varietà di pioppo, un albero abbastanza comune, che è capace di assorbire e accumulare nelle proprie radici il diottilftalato, uno dei principali composti microinquinanti derivanti dalla produzione di materie plastiche come PVC, cuoio artificiale, materiale da imballaggio, profumi, smalti per unghie, vernici, pesticidi, tubi, cavi e molti altri articoli presenti nella nostra quotidianità.

Il diottilftalato, usato come plastificante (sostanza che incorporata in alcuni tipi di prodotti, ne modifica le caratteristiche come per esempio la plasticità e l’adesività), è una presenza costante nelle nostre vita. Ma è anche nocivo per la salute umana e per il funzionamento degli ecosistemi ed è insidioso perché difficile da smaltire, una volta disperso nell’ambiente. Quella condotta dalla Scuola Superiore di Sant’Anna e dall’Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa è una ricerca importante che potrebbe aiutare a risolvere in maniera decisiva il problema della persistenza degli ftalati nell’ecosistema.

La scoperta arriva da una ricerca pubblicata su di una rivista scientifica che ha studiato gli effetti del diottilftalato (noto per le sue conseguenze sul sistema endocrino e bandito dai giocattoli in Europa) sul “Cultivar Populus alba Villafranca”, il comune pioppo bianco italiano. La ricerca ha dimostrato che il pioppo è in grado di assorbire le sostanze nocive senza che la pianta si danneggi eccessivamente ed esso potrebbe quindi risultare una specie adatta a ridurre l’effetto negativo derivato dalla persistenza degli ftalati nell’ambiente. Si tratta di un passaggio decisivo nell’approfondire il metabolismo e la degradazione delle sostanze tossiche all’interno dei tessuti vegetali, ma utile anche per riuscire a individuare altre specie in grado di eliminare efficacemente gli ftalati dall’ambiente.

Dei pioppi sono stati tagliati un po’ ovunque in Ticino, nel 2010 a Locarno in Via delle Industrie. Sul terreno ceduto in permuta dal Municipio alla ditta Novartis, è stato rinviato di qualche mese il taglio di un pioppo di 300 anni, grazie ai fischi del “Comitato 17 gennaio”, riunitosi a fischiettare davanti alla pianta. A Mendrisio non sono purtroppo bastate interrogazioni e interpellanze per evitare il taglio di dodici pioppi. Per non parlare dello “Stradonino” che attraversa il Piano di Magadino, dove sono stati abbattuti più di una sessantina di maestosi guardiani del Piano, pioppi frangivento alti 30 metri e con un diametro di 2, che fiancheggiavano dai due lati i tre chilometri dello “Stradonino” e che negli anni Novanta sono stati eliminati. Tagliati e fatti sparire.

In quegli anni il pioppo veniva considerato un albero di poco conto, il fratello sventurato del blasonato cipresso e piuttosto che eseguire una potatura contenitiva, molto dispendiosa, si è passati al taglio immediato. Dalla sera alla mattina, rasi tutti al suolo, decapitati e lasciati a terra qualche ora, forse per render loro omaggio. Un vero e proprio abbattimento di massa. Chissà, magari ci sarà stato il vento che si lamentava perché non riusciva a passar loro attraverso.

A quel tempo eravamo ignoranti in materia, scagionati da ogni colpa poiché non vi erano ancora i risultati che ci sono oggi della ricerca sugli ftalati. Ora non abbiamo più scuse, e appena possiamo piantiamo dei pioppi nei nostri giardini, pubblici o privati che siano, apporteremo così, secondo i risultati della ricerca, il nostro piccolo contributo al benessere comune e agiremo in modo effettivo per un cambiamento di rotta a livello ambientale.

E quando passeggiamo per le vie cittadine o per i boschi, vediamo di non guardare solo verso l’alto, che a guardare in basso a volte ci si guadagna perché è attraverso le sue radici che il pioppo si mangia la plastica. E oltre a non incespicare nei nostri soliti errori, potremo magari individuare anche qualche altra buona e interessante novità, per lasciare in eredità un pianeta meno sofferente e claudicante di quello che abbiamo ora, a chi verrà dopo di noi.

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