Quadri e gli isterici del clima

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Ci si domanda cosa ancora deve capitare perché dei ceffi come Lorenzo Quadri capiscano che l’emergenza climatica è un problema serio, impellente e pressante.

Nella sua fantasia antisinistra, ossessionato degli ambientalisti, Quadri continua a scagliarsi come un moscone contro il vetro negando una realtà che è talmente plateale da essere ovvia anche per il più ottuso.

Quadri scrive in uno dei suoi velenosi post, facendo il solito incredibile minestrone dove infila regolarmente tutti i “problemi” che a lui stanno a cuore:

“Avanti con l’isterismo climatico! 
Risultato: ancora tasse, balzelli e divieti; ancora mani nelle tasche dei cittadini – automobilisti, inquilini, proprietari di una casetta – e delle aziende. Il tutto per un impatto ambientale globale nullo. Ecco i bei risultati della gauche-caviar (kompagna Simonetta) al Dipartimento dei trasporti (e dell’ambiente e dell’energia e delle comunicazioni). Lo stesso Dipartimento che si sospetta voglia affossare il collegamento A2-A13.
Tutto come previsto: l’arrivo al DATEC della kompagna Simonetta si sta rivelando una catastrofe. E il resto del governicchio federale lascia fare?
Per ridurre le emissioni bisogna RIDURRE L’IMMIGRAZIONE. E allora via subito la devastante libera circolazione! Invece la partitocrazia cameriera dell’UE – i cui politicanti di clima ne capiscono quanto il Gigi di Viganello: si limitano a pappagallare fanfaluche “mainstream” a scopo di campagna elettorale – vuole addirittura lo sconcio accordo quadro istituzionale, con annessa direttiva UE sulla cittadinanza, la quale farà ulteriormente esplodere l’immigrazione.”

Il problema climatico è dovuto all’immigrazione, una delle tante boiate care a Quadri e all’UDC, un partito completamente allineato al negazionismo climatico (leggi qui). Non è il carbone, non sono i riscaldamenti, le auto, gli aerei, sono gli immigrati, probabilmente con le loro flatulenze. E chi si ostina a spaventarci è un’isterico, come chi ci dice che è meglio salire sulla scialuppa perché il Titanic sta affondando.

Quadri invece dovrebbe avere paura, come tutti noi. Lasciamo perdere gli incendi in Siberia, Brasile e Africa, lasciamo stare i Paesi emergenti e le centrali a carbone cinesi. Parliamo della nostra Svizzera, e non solo dei ghiacciai che scompaiono ma degli alberi.

Nel servizio di Falò di giovedì scorso si è parlato di legno e alberi. Noi che ci riteniamo immuni ai cambiamenti climatici, siamo invece confrontati con Cantoni come il Giura, dove i faggi stanno morendo per carenza d’acqua e per il troppo caldo, che le piante non sopportano. Al punto che il Cantone ha dovuto dichiarare lo stato di disastro forestale. Più di 60’000 alberi di alto fusto hanno pagato lo scotto delle ultime quattro estati, dove la canicola è diventata una regola. Ma per quanto riguarda Quadri e amichetti questo è isterismo ambientale. Stessa cosa è successa e succede agli abeti rossi nel Canton Basilea, con migliaia di alberi disseccati e ustionati da un sole che le conifere non sopportano.

Il 2018 è stato un anno record (l’ennesimo) per le carenze idriche, carenze che hanno dato il colpo di grazia alle foreste. Foreste ora a rischio perché piene di alberi morti e pericolanti. Un domani, anche andare nel bosco a funghi o a spasso col cane potrebbe essere pericoloso.

La canicola sembra non avere fine e anche questo 2019, con temperature assurde e soffocanti non fa che confermarlo. Il vero problema oggi è il clima e cosa fare per fermare il disastro, non i migranti o la vituperata UE. Chi non se ne rende conto o è un suicida o un idiota, non ci sono altre opzioni.

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