Salvini e il linguaggio dei segni

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Questa immagine è meravigliosamente emblematica. Il linguaggio dei segni riesce ad esprimere, dove fiumi di parole non possono, (almeno per quanto riguarda i media con un minimo di decoro), il concetto nazional-popolare del fallimento.

Insomma, Matteo, te la sei presa nel mulo. Inteso non come operoso animale da soma, ma come allitterazione ove l’iniziale ha nel cambio di vocale un chiaro riferimento ad una più nota locuzione. 

Qualunque cosa succeda, vedere il rubicondo faccione dell’uomo più sexy d’Italia (almeno tra le leghiste) atteggiarsi a smorfie simili a quelle di chi si sottopone ad una vasectomia senza anestesia è impagabile. Una soddisfazione porca, come direbbero le nostre nonne, tirando in ballo un altro animale che la cultura ticinese e italica stima, venera ed apprezza.

Rossella O’Hara diceva: “domani è un altro giorno”. Qualunque cosa ci aspetti domani, oggi vedere il cinghialone rotolarsi dolorosamente nel fango (e ridaje con le metafore animali) è un ricordo che porteremo sempre gelosamente custodito nel cuore.

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