Salvini zittito: il silenzio degli impotenti

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Salvini, che come vuole la migliore tradizione leghista, ce l’ha sempre duro, non demorde mai e, anche quando la contestazione si fa sempre più dura, macina comizi su comizi, rimbalzando da una città all’altra. Lui, il leader indiscusso, il celodurista del momento, tiene alto il motto della Lega e vola da un impegno lavorativo all’altro, con l’agilità di una libellula e con un guardaroba di magliette da far invidia a Lapo Elkann. Perché lui lavora, lavorare stanca e spesso fa anche sudare. Ha sempre pronte anche le felpe, ma quelle no, ora è caldo. Fa quasi tenerezza, il pover’uomo.

Con rosario sull’uomo e il santino nella tasca, mosso da un inqualificabile buon proposito, invoca il suo Dio con appresso la Madonna e tutti i Santi, all’occasione li bacia in pubblico e nei rari momenti di lucidità, in cui gli si scuote la coscienza, cerca di redimersi dall’attitudine quotidiana al punto di non riuscire a trattenere il pianto. Arrogante al punto giusto e patetico quel che basta, in quel suo incedere lento però, qualcosa va storto, si inceppa il meccanismo della perfezione e per colpa di qualche bastone che s’impiglia fra le ruote e gli fa sudare le proverbiali sette camicie, si prende le sue belle stoccate e il suo “Beach tour” si fa essere più arduo di quel che aveva preventivato il sempreverde Salvini.

Giorni fa a Policoro in Basilicata, è stato accolto da “Bella ciao” e gavettoni, a Siracusa, Catania e Vittoria, al grido di “sciacallo”, persino Oliviero Toscani si è scomodato: ”Salvini? Un mentecatto!”. A Soverato in Calabria, invece, è stato zittito per otto minuti, da un attivista che ha messo fuori uso l’impianto audio, interrompendo il comizio sul più bello. Cristi, Santi e Madonne! Salvini non ha perso occasione e, come solo lui sa fare, ha inscenato un comizio nel comizio e imbufalito ha detto: ”Il cretino ha rotto l’impianto e ora lo pagherà… È già stato identificato il responsabile”. Infatti, Francesco Noto, l’attivista che passerà alla storia per averci regalato otto minuti di silenzio, zittendo il ministro, viene già paragonato a Zorro, che a Milano, tempo fa, ha dedicato al celodurista uno striscione con scritto “Restiamo umani!”.

Francesco racconta: “Ho tolto le chiavi del generatore e le ho gettate lontano, sul tetto di un lido, non ho danneggiato nulla!” “Non mi sento un eroe, né speciale. Sono convinto che oggi serva anche questo”. E questo gli è costato sette giorni di prognosi riservata. Prima aggredito dagli organizzatori e poi sbattuto con violenza contro il parafango di un’auto, da un poliziotto antisommossa. Francesco si augura che ad ogni tappa del “Tour” succeda qualcosa, poiché: “Ci sono mille modi per silenziare e ridicolizzare Salvini, senza ricorrere alla violenza, che farebbe solo il suo gioco.”

Speriamo solo che qualche Santo provveda, e semmai lo faccia subito. Con tutti i Cristi e le Madonne che invoca il buon Salvini durante la recita del rosario, non se ne può più. Lui, uomo dell’Ottocento, non tanto per la nobiltà d’animo, quanto per l’arretratezza d’intenti, anelerebbe vivere in quel periodo, dove tutto aveva una sola declinazione, quella al maschile. Niente capitane che ti rompono gli zebedei, niente attiviste che ti scassano le balle, niente cape di stato che ti spaccano i cabasisi. L’unica tollerata è Marine Le Pen, il cui cognome l’avvicina al premier per il rimando all’attitudine fisiologica sempre in auge fra i leghisti.

Ma siamo sicuri che avercelo sempre duro, sia un atout? Se la vascolarizzazione aumenta da una parte, diminuisce dall’altra e quindi, per forza di cose, l’irrorazione verso l’alto scarseggia e di conseguenza la connessione, risulta difficoltosa. Ecco perché al prossimo comizio di Salvini, mi immagino un folto gruppo di femministe che urlerà: “Sappiamo che per voi è un vanto, e apprenderlo vi turberà alquanto, a voi l’atto, ma a noi anche i preliminari piacciono tanto!”

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