Sanità e diminuzione dei costi

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Leggevo l’altro giorno un veemente commento di Babette Sigg dell’associazione a tutela dei consumatori: secondo lei per contribuire al contenimento dei costi delle casse malati bisognerebbe smettere di finanziare trattamenti inefficaci. Sotto questo cappello infila le cure omeopatiche e in generale la medicina complementare. Al di là dell’esperienza personale che ogni persona può avere avuto con la medicina così detta alternativa, queste sono solo sparate che non contribuiscono in alcun modo al contenimento dei costi. Già in passato alcuni esponenti di destra avevano proposto che venissero eliminati i rimborsi per chi decideva di sottoporsi a un trattamento di cambiamento di sesso. I costi della sanità del nostro Paese sono in costante aumento da quanto ne ho memoria e non è sicuramente andando a sopprimere settori che hanno costi ridicoli rispetto al totale che andremo nella direzione di una reale soluzione. Nel caso dell’omeopatia per esempio i costi annui ammontano a circa 10 milioni di franchi a fronte dei 33 miliardi di franchi che ogni anno si sobbarcano le assicurazioni per la copertura di base. Facendo due rapidi calcoli stiamo parlando dello 0.03% del totale dei costi annui. Al contrario di quanto afferma la signora Sigg le persone che si rivolgono al settore delle cure naturali e in particolare all’omeopatia permettono di contenere i costi. Nessuno, se non qualche sedicente guru irresponsabile, ha mai pensato di poter curare un cancro con dei globulini, però per tutta una serie di problematiche può essere un’ottima soluzione alternativa e meno costosa della farmacologia tradizionale. Sempre più nella nostra società ci sono persone che stanno riscoprendo un ritorno alle origini, un richiamo alla natura. L’offerta di corsi di aromaterapia, di cucina ayurveda, di introduzione all’omeopatia si amplia, così come si vede un ritorno alla voglia di avere un orto, di mangiare sano, di andare al mercato. In questa nostra società sempre più schizofrenica e lontana da quelli che sarebbero i ritmi consoni agli esseri umani, ci sono persone che iniziano a muoversi controcorrente e scoprire un nuovo (ma vecchio) mondo. Un modo di vivere in cui non ci si limita a sopprimere i sintomi per poi continuare come se nulla fosse ma in cui ci si ascolta maggiormente e si trovano altre soluzioni.

In buona sostanza sostengo la medicina complementare perché permette di trovare delle soluzioni meno invasive, meno costose per diverse problematiche anche croniche. In una società dove il liberismo viene sbandierato per ogni settore rivendico il diritto di rivolgersi al tipo di medicina che più risulta congeniale al paziente.

Piuttosto che andare a tagliare prestazioni il cui impatto sulle spese totali è meno che omeopatico, sostengo con forza la proposta di una cassa malati pubblica e il divieto di operare nel settore del marketing per le casse private che spendono e spandono in telefonate sgradite, cartellonistica e chi più ne ha più ne metta. Per contenere i costi e invertire il senso di marcia è necessario dare un maggior peso alla sanità pubblica rispetto allo strapotere di quella privata e contrastare il volere delle lobby che controllano il business della medicina. Troppi sono in effetti i conflitti di interesse in gioco, a cominciare dalla imponente presenza delle lobby di casse malati e case farmaceutiche all’interno del parlamento federale. Una situazione che mostra la mancanza di trasparenza del sistema e la forte presenza del settore privato che lucra sulla salute delle cittadine e dei cittadini. Con coraggio bisogna operare nella direzione del cambiamento e sostenere una rottura con il sistema attuale, non ci salveremo con miseri tagli che non hanno nessun tipo di impatto su una macchina di tali dimensioni.

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