Se l’arbitro è donna

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Se l’arbitro è donna, e brava come la francese Stephanie Frappart, i maschi del calcio sono meno “machos” del solito, ossia meno stupidi e meno st…

Anzi per certi versi si trasformano in bravi ragazzi lasciando nello spogliatoio il loro status semi-divino (che i fans gli concedono) e di conseguenza la loro estrema arroganza che li porta alla convinzione di poter godere  di una specie di impunità: avete già visto un calciatore che accetta senza proteste e senza un sorriso di scherno una decisione aribitrale? Eterni, “vile footbal-players”, vili calciatori, secondo lo storico anatema di Shakespeare in Re Lear, noto a (quasi) tutti i giornalisti sportivi.

Vili sino a ieri, 14 agosto A.D.2019, quando tre donzelle, oltre alla citata Stephanie  la sua connazionale Manuela e l’irlandese Michelle li hanno ridotti in agnellini in mutande o giù di lì. Dopo 37 secondi Stephanie segnala un fallo a Giroud. Tanto per far capire a tutti che il “lei non sa chi sono io” , oltretutto nella finale di supercoppa europea fra il Liverpool e il Chelsea densa di campioni, vale meno di un penny bucato.

Ma l’episodio chiave si registra al 79′: il capitano del Chelsea, il  basco Azpilicueta, commette un “professional foul”, un fallo professionale su un avversario lanciato in azione pericolosa. Usa le zampe, come fanno tutti, e come sarebbe proibito secondo lo statuto che più di 150 anni fa ha separato il calcio dal rugby: “you shall not push not hold by hands”, non si possono usare le zampe per spingere e trattenere. Ciò che molti arbitri maschi, sciaguratamente, tollerano interpretando questo genere di fallo, copiato dal “chatch as catch can”(ciapa ti ca ciapi anca mi”) come “gioco maschio” – (il calcio è uno sport di contatto, non per signorine). Grulli. Non è così e Azpilicueta, oltretutto capitano,  lo impara a sue spese: protesta violentemente, tenendo però entrambe le mani dietro la schiena; perlomeno l’energumeno non osa mettere le mani addosso a una donna: però ha la faccia di bronzo di non accettare un evidente torto, il fallo.

Stephanie prima fulmina il capitano con un’occhiataccia al laser, e poi estrae il cartellino giallo: ciapa su e porta a ca’. Conseguenza: poco dopo sull’altro fronte, Henderson, anche lui capitano, commette lo stesso tipo di fallo, ma non fa una piega, evita così il cartellino giallo. Si dirà: ok, Stephanie si fa rispettare, ma non ha mai dovuto prendere decisioni difficili, la partita fila via liscia. Sino a quando il giovane Mount, appena entrato porta in vantaggio il Chelsea: occhi di lince Michelle O’Neill  alza la bandierina, annullato per un fuorigioco di 10cm. E Mount e i sui compagni, composti come scolaretti di 50 anni fa.

Ma il meglio (o il peggio, secondo i punti di vista) arriva quando il portiere del Liverpool esce su Abraham che finisce a terra: rigore? Visto in Tv il caso é più che dubbio, ma il Var conferma : Stephanie ha visto giusto. Chapeau. E oltretutto il branco del Liverpool non si è avventato su di lei. Si va ai rigori: Stephanie ricorda ai portieri dove devono tenere i piedi. Sembra una maestra di scuola elementare. Giusto così, i calciatori sono  bambini viziati. Tocca alle mamme vecchia maniera educarli.

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