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Tira più un pelo di barba, che una multinazionale. È questa, in estrema sintesi, la buona notizia passata quasi in sordina alla fine di luglio. Procter & Gamble, la più grossa multinazionale a livello globale nella produzione di beni di consumo, ha dovuto ammettere che dietro alla perdita di quasi cinque miliardi di dollari dell’ultimo trimestre c’è un cambio di passo a livello mondiale. Una specie di piccola grande rivoluzione causata da “uno spostamento sociale verso minori rasature”. In altre parole, più pelo per tutti.

Gilette, la maggiore azienda di lamette e rasoi al mondo, che dal 2005 fa parte di Procter & Gamble, perde colpi. Arranca. Non riesce più a vendere come faceva un tempo, per via di certi cultori del pelo che hanno fatto delle barbe lunghe una moda. Di più. Una filosofia di vita. Al punto da cambiare le abitudini degli uomini di un intero pianeta. Il nostro. Dove, stando ai dati forniti dalla stessa Gilette, nell’ultimo decennio, il numero medio di rasature settimanali è passato da 3,7 a 3,2.

Un dato e una diminuzione che potrebbero sembrare da nulla se letti come un calo di appena uno 0,5. In soldoni, questo però significa ben due rasature in meno al mese e più di venti in un anno. Roba da far tremare le vene ai polsi a chi, sul viso ben rasato ogni mattina, c’ha fondato un impero. O a chi preannunciava la fine della moda delle barbe lunghe già nel 2013. Al contrario, l’epoca dei Barbudos (*) del nuovo millennio, sembra solo iniziata. Per la gioia dei barber shop spuntati come funghi e ormai più numerosi dei punti vendita di smartphone e abbonamenti di telefonia mobile.

Così possiamo davvero solo immaginare cosa potrebbe accadere se gesti quotidiani, apparentemente banali come radersi, dovessero mutare repentinamente. Cosa accadrebbe se a cambiare fossero le cattive abitudini? Altro che monumenti per ricordare un qualche ghiacciaio morente. Qui il futuro è ancora tutto da decidere e saldamente nelle nostre mani. Giusto un esempio per rimanere in tema. Per dare energia pulita a tutta la Terra, sarebbe sufficiente ricoprire di pannelli fotovoltaici il 2% del deserto del Sahara.

Già. In barba a chi ci vuole vendere fumose teorie. Perché, a volte, le soluzioni sono ben più semplici e facili di quello che qualcuno vorrebbe farci credere, demonizzando il pelo o chissà quale altro prodigio della natura o magari della tecnica che aspetta solo di essere colto. O coltivato. Per far sì che la nostra vita sia un po’ meno misera di così, a volte basta davvero poco. Basta un pelo.

(*)Barbudos è il nome con cui sono conosciuti i rivoluzionari cubani del Movimento del 26 luglio a causa delle lunghe barbe che erano soliti portare avendo deciso di non radersi fino a che non avessero vinto la loro guerra di liberazione luglio (tra di essi Fidel e Raúl Castro, Che Guevara e Camilo Cienfuegos).

Inoltre, per tutti i cultori dell’argomento, assolutamente da non perdere è la miniserie in 10 episodi prodotta da Arte intitolata “Poilorama- Quand le poil tente de sauver sa peau”

https://www.arte.tv/fr/videos/060516-001-A/poilorama-1-10-affreux-sales-et-puants/

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