Tutti giù per terra

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Si è finalmente conclusa l’ultima odissea, in ordine cronologico, della nave di soccorso Open Arms e dei suoi cento profughi. Un calvario vergognoso che si è svolto sotto gli occhi di tutti.

“A me la politica non interessa, io sono qui solo per salvare vite”  ha detto il capitano della nave. Una cosa talmente semplice da sembrare stupida. Eppure viviamo in un periodo storico dove assurdamente chi salva vite è di sinistra e chi lascia affogare è di destra. Una contrapposizione costruita artificiosamente sulla pelle dei quattro disperati di turno tenuti in ostaggio dall’ormai ex ministro dell’Interno italiano. Un agire che non ha portato nessun beneficio alla nazione e, anzi, ha soltanto permesso il maltrattamento di esseri umani inermi.

Oggi il centinaio di profughi, che hanno dovuto vivere per più di 20 giorni prigionieri sul ponte di una nave lungo quindici metri e largo sette, possono scendere a terra. La procura di Agrigento ha fatto prevalere il diritto internazionale. Sarebbe ingiusto asserire che la magistratura ha agito solo ora che Salvini è crollato come il pupazzo di un baraccone, il procuratore Luigi Patronaggio ha semplicemente ( e coraggiosamente, col clima che si respira) applicato le leggi, leggi create, stabilite e ratificate dall’Italia stessa e dall’Europa.

20 giorni ammassati in uno spazio di 105 metri quadri, una casa neanche tanto grande, con servizi igienici precari, con una situazione sanitaria vergognosa, con delle tensioni e delle turbe evidenti e sempre più esasperate, con alle spalle un naufragio.

Dove qualcuno veda la dignità di uno Stato moderno in una situazione del genere, è un mistero. I detenuti nelle nostre carceri, hanno un trattamento da nababbi a confronto.

Oggi i profughi hanno passato la prima notte a terra.

Tutti voi vi ricordate di quella filastrocca che cantavamo da piccoli, le mani strette a quelle di altri bambini, ridendo come matti e crollando al suolo alla fine del girotondo.

“Giro giro tondo

Casca il mondo

Casca la terra

Tutti giù per terra”

Pochi conoscono l’antica, secolare storia di questo canto infantile, alle cui radici c’è l’orrore della peste nera e la sua ecatombe, che in Europa dimezzò praticamente la popolazione.

Oggi a terra sono scesi uomini e donne, che fuggono non solo dalle guerre, ma anche, e sempre più, da territori che in seguito al riscaldamento climatico diventano sempre più inospitali.

Questa gente affollerà le coste, affronterà il mare, la loro filastrocca finirà sempre più spesso con “tutti giù nell’acqua”.

Occorre essere realisti, affrontare il problema insieme e pragmaticamente, con umanità e coesione. Non è questione di quanti ne accogliamo e come, il problema è come fare in modo che stiano abbastanza bene a casa loro da non doversene andare. Questo richiede uno sforzo a tutti noi. Aiutare altri Paesi a creare condizioni migliori è una questione di intelligenza, diminuisce la pressione sull’Europa, che spende comunque soldi per gestire i migranti.

Questa terra è di tutti noi, ci accoglie, ci nutre e alla fine molti di noi ne sono accolti. Altri riposano in fondo al mare. Il mondo sta cambiando e ci dobbiamo aiutare. Secoli fa furono le pulci dei ratti a sterminare milioni di persone, vogliamo che fra secoli i nostri posteri, se ci saranno ancora, ci accomunino a degli insetti come causa di ecatombi umane?

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