Vieni avanti, cretino

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Briatore non lo invidio. Ha proprio l’aria del povero sfigato, del villan rifatto. Certo è ricco sfondato, arrogante, pieno di gnocca, ma nella sua essenza è una nullità. La gente non lo stima, anche perché uno che a botte di culo e di conoscenze è arrivato a fare la vita da nababbo, un nababbo sterile, privo di carisma, inetto e incapace, perché la ricchezza di Briatore non è dovuta alla capacità, ma alla fortuna e al leccare deretani potenti al momento giusto.

Briatore vuole varare un movimento, “il movimento del fare”. Si alleerebbe con Salvini (ovvio), e sarebbe “disposto” anche a ricoprire il ruolo di ministro del turismo. Se non avessimo alle spalle vent’anni di spietato e idiota berlusconismo e un annetto di sbruffonate salviniane, penseremmo alla solita boutade del ricco annoiato che non sa come occupare il suo tempo dorato. Scrivevamo già nel 2016, quando, ovviamente anche in questo caso, Briatore srotolava ricette come un pitone le sue spire:

“…Le sue lapidarie critiche alla gestione turistica dei pugliesi sono riportate su diversi quotidiani italiani: “Ci sono persone che spendono 10-20mila euro al giorno quando sono in vacanza. Ma a questi turisti non bastano cascine e masserie, prati e scogliere: vogliono hotel extralusso, porti per i loro yacht e tanto divertimento”. E ha rincarato la dose: “Il ricco vuole tutto e subito. Io so bene come ragiona chi ha molti soldi: non vuole prati né musei ma lusso, servizi impeccabili e tanta movida”.

A rincarare la dose, un altro balengo riccastro, stavolta pure nobile, Emanuele Filiberto di Savoia, che tra il serio e il faceto, la butta là pure lui: “lo faccio alla Salvini…sto ricevendo milioni di messaggi di italiani stufi di questa repubblica delle banane e del comportamneto ridicolo dei suoi politici,…Che facciamo?”

Alla fine, in tutto questo, dicevamo, rimane quel poraccio di Briatore che vuole fare politica, uno bocciato due volte alla scuola di geometri a Cuneo, con alle spalle un fallimento come ristoratore, che ha iniziato una “carriera” come assicuratore e un’attività edilizia con Attilio Dutto, che viene fatto saltare per aria dalla malavita. Poi una serie di conoscenze azzeccate e Briatore diventa il pagliaccio dorato che conosciamo, un guappo arrogante, pieno di boria. Un curriculum mica tanto diverso da quello del ministro dell’Interno Salvini con il quale vuole allearsi.

Insomma, se non ne avevate abbastanza dello squallido spettacolo che sta dando il teatrino del governo italico, ecco apparire altre maschere che, non paghe dei balanzoni e dei pulcinella, si aggiungono fiere dietro le quinte, pronte a far degradare ancora di più ciò che pensavamo ormai arrivato in fondo al barile.

Una pièce teatrale che nemmeno Goldoni all’apice della sua fantasia avrebbe potuto immaginare

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