Aeroporto di Lugano, perché insistere?

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Il Consiglio di Stato con 4 voti a 1 (contrario solo Manuele Bertoli, PS) ha deciso di pompare altri soldi pubblici per sostenere l’aeroporto di Lugano-Agno: un ulteriore tentativo di rianimare, a spese dei contribuenti, quella che sembra ormai in tutto e per tutto una struttura-zombie.

Nel dettaglio la decisione riguarda l’aumento della quota azionaria del Cantone nello scalo luganese dal 12% al 42% che prevede lo stanziamento di un credito di investimento di 2,4 milioni di franchi per la ricapitalizzazione di LASA, 920’000 per coprire le perdite cumulate previste nel bilancio 2019 e, infine, ulteriori 520’000 all’anno, 2,6 milioni in totale, per le perdite di esercizio riferite al periodo 2020-2024.

La decisione mette in pratica quanto richiesto nel giugno 2018 dal Gran Consiglio che invitava il Consiglio di Stato al sostegno della Città di Lugano, considerando l’aeroporto un elemento importante di sviluppo regionale.

L’Esecutivo nel suo comunicato stampa sostiene che “grazie alla ricapitalizzazione è possibile mettere in sicurezza i numerosi posti di lavoro legati allo scalo, garantire la continuità operativa della Lasa e a medio-lungo termine equilibrare la gestione corrente con i voli di linea, ripristinando i voli su Ginevra e quelli stagionali”.

Ci si chiede però se, nell’epoca degli ormai affermati voli low-cost, con lo scalo di Malpensa a 1 ora di distanza (e quelli di Linate e Orio al Serio altrettanto a portata di mano) che offre voli a prezzi contenuti, non sia il caso di mettere da parte le velleità di rilancio dello scalo luganese: dopo l’abbandono da parte di diverse compagnie aeree, anche Swiss recentemente ha dichiarato per bocca del CEO Thomas Klühr, inizia a considerare la ferrovia come una valida alternativa, alla luce anche di AlpTransit e dell’apertura nel 2020 del tunnel di base del Ceneri.

È vero, e non ci piove, che sono a rischio diversi posti di lavoro, lavoratori che secondo qualcuno (citofonare via Monte Boglia) sarebbero considerati di serie B dai fautori della chiusura dello scalo. A parte il fatto che non ci sembra che la Lega sia mai stata in prima linea nella difesa dei lavoratori (erano quelli che avrebbero mandato a casa in un lampo 1200 dipendenti RSI, ricordate? Leggete qui..), qui si tratta di prendere atto, realisticamente, che l’aeroporto di Lugano ha ormai più passato che futuro. Si tratta di rendersi conto che il rilancio si fonda pur sempre sull’ipotesi, tutta da verificare, che ci siano ancora compagnie aeree disposte a investire nell’aeroporto di Lugano operando tratte che, per costi e tempistiche, trovano una concorrenza agguerrita 70 km più in là. E, per finire, che lo stanziamento previsto andrebbe in gran parte a coprire debiti.

Ci si chiede: anzichè continuare a investire milioni di franchi pubblici in una scommessa che appare persa in partenza, perché non utilizzare anche solo i circa 2 milioni e mezzo per la realizzazione di un piano sociale per la ricollocazione del personale magari sotto forma di incentivi all’assunzione? (In tal senso va una mozione del gruppo parlamentare MPS-POP).

Ostinarsi a pompare soldi dei contribuenti in una struttura dal destino segnato appare ormai quasi come nulla più che una questione di puntiglio, con l’aeroporto di Lugano che sembra più una bandiera da difendere simbolicamente, all’insegna anche di un certo provincialismo, che un reale strumento di sviluppo locale da anni prospettato ciclicamente. Si mettano al sicuro i lavoratori, dando certezze anzichè prospettando scenari irrealistici: alle persone servono sicurezze, non scommesse avventurose.

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