Cioccolato, orologi a cucù, banche e paura

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Stando a uno studio condotto dall’Università di scienze applicate di Zurigo e reso noto nei giorni scorsi, noi svizzeri, siamo sempre più impauriti. Un’emozione diffusa tra la popolazione elvetica che è alimentata soprattutto dalla percezione del pericolo legato alla criminalità. Secondo il sondaggio che ha visto la partecipazione di un campione di 2111 persone di cui 111 risultano essere ticinesi, siamo spaventati e diffidenti degli stranieri. Ce ne sono troppi almeno per la metà degli svizzeri e, 3 su 10, preferirebbero non avere a che fare con i mussulmani. Ma va detto che neppure gli omosessuali sono visti granché di buon occhio.

Per capirci, il 50% degli svizzeri, malgrado una generale e costante diminuzione dei crimini commessi, dubita che la Svizzera sia più sicura. Ovviamente si tratta di una percezione soggettiva di fronte alla quale anche le più rosee proiezioni non servono a nulla. Perché se il bicchiere è mezzo vuoto, mezzo vuoto resta. Anzi, per taluni è vuoto del tutto, soprattutto se prendiamo in considerazione quello che hanno rispondono i ticinesi. Il Ticino è infatti il Cantone in cui la percezione d’insicurezza e di pericolo risulta essere la più alta della Confederazione.

Perché, dai, noi che viviamo nel Bronx della Svizzera, dove vige la legge del Far West e cioè quella dell’uccidi prima di essere ucciso tu, lo sappiamo bene. Sappiamo benissimo cosa vuol dire vivere con il fiato dei criminali stranieri sul collo. Ma anche nel resto del Paese la psicosi da pericolo in agguato non sembra essere meno presente. Uno svizzero su tre ha paura di salire di notte su di un autobus o un treno e, una persona su sei, nasconde dello spray al pepe pronto alla bisogna.

Ora, noi un po’ ci si scherza su e lo si fa sulla scorta dell’evidente paranoia che circonda questo tipo d’insicurezza e di paure, eppure, pensandoci bene c’è davvero poco o nulla di cui ridere. Sebbene, nella maggior parte dei casi, la sensazione d’insicurezza non sia dovuta a un’esperienza diretta del pericolo, ad alimentare la paura ci pensano le televisioni locali, certa stampa, ma più di tutto la destra che sulla politica antistranieri e sul pericolo criminalità ci ha costruito la propria fortuna politica.

Più gli intervistati sono di destra e più è probabile che il crimine sia sentito come un problema urgente con la necessità di condanne più elevate”, ha affermato Dirk Baier, responsabile dello studio dell’Università di Zurigo. Ecco spiegato perché ieri sul gazzettino domenicale della Lega dei Ticinesi si leggeva: “Gli stranieri delinquono il DOPPIO degli svizzeri! Altro che immigrazione uguale ricchezza, ci siamo riempiti di FOFFA! E sappiamo chi ringraziare… grazie, partitocrazia spalancatrice di frontiere!” Toni e argomenti che da anni ormai stanno nutrendo paura e odio, accrescendo insicurezza e aggressività nei confronti di un nemico invisibile. Di un pericolo che, di fatto, non c’è.

E, qualora ci fosse, ecco che ha i lineamenti e il colore della pelle di chi è diverso da noi. Non a caso gli stranieri sono visti come i cattivi. Cattivi perché diversi. Perché tutto ciò che lo è non può che essere pericoloso. Così scopriamo dallo studio che il 12% non sopporta gli omosessuali, non riesce a capirne la natura e l’orientamento sessuale. E insieme al sesso, a creare malumori, c’è perfino la religione. Il 27,9% arriva a dire che ai musulmani dovrebbe essere vietato l’ingresso in Svizzera. Insomma un quadretto davvero confortante di un Paese che ha deciso di fare della paura la sua ragion d’essere, al punto di averne bisogno a prescindere, manco fosse una droga.

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