Dovevamo pensarci trent’anni fa

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Liberalismo ed emergenza climatica: troppo poco e troppo tardi.
Secondo un candidato di punta alle prossime elezioni federali, esiste “un metodo liberale per affrontare l’emergenza climatica e le molte sfide che essa ci pone”. Il candidato riconosce quindi lo stato di emergenza nel quale ci troviamo, in linea con quanto sostengono sia gli ambienti scientifici che da decenni studiano il fenomeno sia le autorità degli Stati (195) che hanno sottoscritto gli accordi sul clima: il cambiamento climatico che stiamo vivendo è principalmente causato alle attività umane e, per intensità, rapidità e per il suo essere globale non ha precedenti nella storia della Terra, fatte salve alcune quanto assai remote catastrofi naturali.

Il “metodo liberale” indicato dal candidato sarebbe quello che ” non intende stravolgere radicalmente le nostre abitudini” tramite divieti e restrizioni alla libertà, “non vuole dettare le scelte e le preferenze dei consumatori” ma, semmai, “informarli sulle conseguenze delle loro decisioni quotidiane”. Le politiche liberali si prefiggono quindi di “modificare gradualmente il nostro stile di vita e il nostro impatto sull’ambiente” secondo una “strategia a medio e lungo termine”.Per affrontare il problema, si propone quindi di “scommettere” sul “progresso stimolato dalla ricerca e dall’innovazione”, sulla “responsabilità  individuale” e su “mercati funzionanti”. In conclusione, il candidato afferma che “i divieti devono rimanere l’ultima ratio” da adottare “quando è comprovato che tutte le alternative hanno fallito”.

A favore di politiche di questo tipo era anche un gruppo di giovani liberali – dei quali il candidato non faceva parte – che formulò alcune proposte. Una su tutte, l’applicazione del principio “chi inquina paga” al sistema di finanziamento della  raccolta dei rifiuti ( = chi più ne produce, più paga). Correva l’anno 1989, da allora sono trascorsi 30 anni e, grazie a Lega dei ticinesi e affini, vi sono ancora Comuni che questo principio non lo applicano.

Quelle sostenute dal candidato sono politiche che avremmo dovuto – qui e altrove – promuovere con decisione 30 anni fa. Secondo chi studia il fenomeno da decenni, non è più tempo di strategie a medio e lungo termine e di aspettare che “tutte le alternative” abbiano fallito, a meno di ritenere che il fenomeno non rappresenti un’emergenza.


Venanzio Menghetti

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