È la fine di Salvini?

Se il declino di Salvini si può misurare in percentuali, allora è interessante valutare il suo ultimo exploit. Ospite dell’inossidabile Bruno Vespa a Porta a Porta, Salvini totalizza un 11,4% di share, che equivale ad appena un po’ più di un milione di spettatori.

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Salvini ormai annoia, i suoi discorsi sembrano ormai sempre la solita cassetta che gira in loop, il milione di telespettatori di questa puntata, paragonati ad altre serate dove l’ex ministro dell’Interno faceva il pieno di consensi, è davvero pochino.

Finiti i tempi dove dalla pagina della Lega si strillava: “boom di ascolti”, infatti le ospitate di Salvini in passato andavano dal 17 al 22% di share. Oggi la pagina della Lega pietosamente tace, e Bruno vespa, che pensava di fare il colpaccio, si è ritrovato con un pugno di mosche, battuto sia da Canale 5 che da La7. 

L’effetto noia c’è di sicuro, ma più pesante è l’effetto loser, quell’aura di perdente che ormai circonda capitan Nutella, come ormai è soprannominato, per la sua abitudine di farsi selfie mentre divora varie specialità rigorosamente italiche. Non un perdente semplice dunque, ma superlativo, essendo lui stesso l’artefice della sua caduta. Nell’immaginario collettivo dell’uomo forte, stride il personaggio del Salvini odierno, che oltre ad essersi scavato la fossa da solo ha, durante la crisi di governo, finito per fare tremila giravolte pur di restare in sella.

Molti di quelli che l’hanno sostenuto, leggono probabilmente con imbarazzo questo atteggiamento che sa di tutto meno che di vittoria. A quella parte di pubblico salviniano deluso e umiliato, vanno aggiunte le legioni degli opportunisti, che come salgono velocemente sul carro del vincitore, altrettanto lesti sono nell’andarsene se c’è all’orizzonte un altro padrone. Questo si traduce in mezzo milione in meno di telespettatori e in un calo di 6 punti rispetto alla stessa puntata dell’anno prima al 17,3%.

È la fine di Salvini? No, certo, è però un serio ridimensionamento, che ora, non permette più di starnazzare di maggioranze tradite e di volontà popolari violate. 

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