La scure di Facebook sui fascisti

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L’oscuramento dei siti di Casapound, Forza Nuova e di numerosi esponenti fascisti pone un quesito etico, legato ai social network e alla forza di pressione che hanno consumatori e governi.

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“Le pagine rimosse oggi in base alla policy sulle persone e organizzazioni pericolose sono quelle di CasaPound, Forza Nuova, Simone Di Stefano, Gianluca Iannone e Roberto Fiore. Sono state cancellate anche pagine e gruppi che rappresentano queste organizzazioni e individui, incluse le pagine locali. Facebook sarebbe pronto a rimuovere anche post e altri contenuti che esprimano supporto o elogio a questi individui e organizzazioni”.

Quersta la dichiarazione di Facebook in merito alla falcidia di siti di estrema destra attuata in Italia. C’è gia chi parla di ridicole repressioni orwelliane e chi invoca la libertà di espressione. È come se un pirata della strada rivendicasse il diritto di andare a duecento all’ora e di falciare i ragazzini alla fermata dell’autobus.

In realtà quella che sembra un’offensiva etica di Zuckerberg e della sua azienda, è una logica conseguenza del degrado a cui si prestava il social network. Alla base dell’agire del gigante dei social ci sono solo due fattori fondamentali, il marketing e il guadagno.

Il giro di vite, soprattutto di Facebook e Instagram è probabilmente figlio di due fattori:

  • l’insofferenza degli utenti che non sopportavano il piglio aggressivo e spesso violento di Casapound e Forza Nuova. Ricordiamo infatti che i fascisti, seppur rumorosi, sono una nicchia di mercato esigua, lo confermano i risultati elettorali, che hanno portato Casapound a ritirarsi dalla politica per tornare ad essere movimento sociale.
  • La pressione dei governi europei, spaventati dall’avanzata di destre estremiste e sovraniste e scottati da influenze pesanti di strutture antidemocratiche favorite appunto dalla lassista politica aziendale dei social.

Zuckerberg e Facebook non sono etici per policy aziendale, lo sono per profitto. Il danno minore in questi momenti è cedere da una parte per continuare a guadagnare dall’altra.

Siamo di fronte a una situazione simile ai boicottaggi di prodotti da parte di consumatori: quando la macchina del boicottaggio comincia a muoversi, i danni si fanno palesi e l’unico modo per tirare i remi in barca è abbandonare il prodotto incriminato. La pubblicità negativa e le continue critiche nei confronti dei social, soprattutto in seguito alla questione italiana, alle elezioni francesi o alla Brexit inglese, hanno portato i governi a fare pressione per limitare la “libertà” di alcuni siti, pagine o personaggi.

Nessuna censura, infatti ognuno può ancora postare le sue opinioni, ma deve rispettare le leggi che valgono anche nella vita reale, dove insulti, razzismo e incitamento all’odio vengono sanzionati.

I social sono ancora giovani e in continua evoluzione. Una regolamentazione non è solo necessaria ma doverosa, come è giusta una regolamentazione stradale. Alla fine è facile, se non vogliamo incappare in un radar dobbiamo semplicemente guidare rispettando i limiti di velocità e comportandoci come autisti responsabili.

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