L’aeromorto di Lugano Agno

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Siamo davvero alle comiche. Appena l’altro ieri c’era chi gongolava per le 8’070 firme raccolte dalla neonata Associazione AvioTicino. Una petizione voluta per scongiurare la chiusura dell’aeroporto di Agno ormai agonizzante al punto che c’è chi lo ha soprannominato “l’aeromorto”. E poi, oggi, come un ammaraggio del tutto inaspettato su di un mare in tempesta, arriva la doccia gelata con la notizia del grounding di Adria Airways. 

Insomma, numeri da circo più che da pattuglia acrobatica. Certo, per ora si parla solo di un paio di giorni, affinché gli aerei da terra possano ritornare a sfrecciare sereni sui cieli di Lugano, eppure, che si tratti soltanto di qualche turbolenza passeggera, sembra piuttosto improbabile. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire come sia stato possibile che nel giro di un giorno si sia passati dalle stelle alle stalle.

La petizione per difendere i 200 posti di lavoro effettivi – 77 di Lugano Airport – a cui vanno sommati i 1’400 dell’indotto, era stata lanciata appena una decina di giorni fa. No alla chiusura dell’aeroporto di Agno, la parola d’ordine scelta per allontanare la rottamazione dello scalo e sostenere la sua ricapitalizzazione, l’ennesima, in vista di un rilancio molto simile a quello di una partita a poker giocata senza nemmeno una coppia di due in mano. 

Come direbbe qualcuno sulla scorta dei fatti più recenti, quello nei confronti di Agno, non è accanimento terapeutico, ma pura e semplice crudeltà. Soprattutto quando a smorzare l’entusiasmo e a sconfessare le ottomila e dispari firme consegnate in Municipio due giorni fa, con il sciur sindic di Lugano tutto un sorriso, è arrivata ieri l’ultima di una lunga serie di tranvate. 

La compagnia aerea slovena racconta di un grounding passeggero, per via di una mancanza di liquidità. Eppure, la possibilità che la situazione si possa risolvere, con un semplice battito di ciglia, sembra essere piuttosto remota. E l’Agenzia slovena per l’aviazione civile proprio oggi si pronuncerà sulla revoca o meno della licenza ad Adria Airways. Del resto, che volare sui cieli di Lugano sia da sempre un’impresa non facile per via della pista troppo corta manco fosse una miccia ormai giunta alla fine, è già da un po’ che, non solo noi, lo andiamo dicendo.

L’unico che si ostina a volerci vedere il sereno, sempre e comunque, ormai rimane soltanto il buon Borradori. Uno che, anche di fronte all’evidenza di un cadavere dal rigor mortis, sembra essere capace di spacciarlo per qualcuno alle prese con una riposante e salutare turbo siesta. E proprio perché finora ne abbiamo viste e sentite delle belle, non ci stupiremmo se all’ultimo minuto un altro apprendista stregone dovesse arrivare a tirar fuori dal cappello a cilindro l’ennesimo bel coniglio pronto a volare. Volare fino a dove non si sa. Ma, di sicuro, finché c’è Agno c’è speranza.

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