L’amianto non ha sentimenti

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L’amianto è subdolo e crudele, una pietra fatta di aghi, di fibre sottilissime. Sono diversi i tipi di amianto, o asbesto, il peggiore è la crocidolite, la consistenza delle sue fibre è 1300 volte più sottile di un capello umano. Queste fibre volano, si insinuano, si depositano e trafiggono i tessuti. 

Ma l’amianto è un minerale. Non ha sentimenti, non è cosciente, non ha secondi fini di vendetta o di ostilità. Il problema alla fine è sempre l’uomo. L’uomo che lo lavora e lo usa, l’uomo che muore di carcinoma ai polmoni o di mesotelioma pleurico.

Insomma, signori, vi sputtana i polmoni. Cosa vuol dire morire di amianto? Comincia con l’affanno, poi subentrano tosse e dolore toracico, avete difficoltà a deglutire, viso e collo si gonfiano e si comincia ad avere un diffuso stato di malessere e perdita di peso.

Ora la SUVA ammette che almeno cinque morti, alle Officine di Bellinzona, sono state provocate dall’amianto contenuto nei treni. Numerose ormai sono le testimonianze delle mogli di coloro che sono deceduti e la preoccupazione serpeggia tra gli operai. Leggiamo da la Regione Ticino:

«A cavallo degli anni 80 e 90 il problema amianto alle Officine Ffs di Bellinzona era per molti operai un tabù. Un problema noto a tutti che toccava più settori dello stabilimento. Ma per quieto vivere e per non infastidire i superiori molti subivano in silenzio. Talvolta scaricando su altri, ad esempio noi apprendisti, talune mansioni ritenute a rischio. Quando mi rifiutai di effettuare una lavorazione al tornio per la ‘pulizia’ dei ceppi dei freni costituiti da una lega contenente amianto, il mio capo mi rimproverò ordinandomi di non venire più a lavorare”

Si sapeva, come spesso accade, si sospettava, al punto di far fare a dei ragazzi i lavori più pericolosi, una cosa ignobile. Poi è il solito discorso, il lavoro serve e allora si sta zitti, un copione ormai collaudato e che ci accompagna da secoli.

È solo dell’anno scorso l’assoluzione di  Stephan Schmidheiny della svizzera Eternit, che in secondo grado era stato condannato a 18 anni. Un uomo con sul gobbo 258 morti, avvelenati dagli aghi d’amianto nelle sue fabbriche. Assolto perché coi suoi avvocati e grazie a dei vizi formali dell’inchiesta è riuscito a prolungare talmente i tempi dei procedimenti da vedere finire in prescrizione tutto quanto. In un altro filone processuale, solo pochi mesi, fa Schmideiny è stato condannato a quattro anni ma ha già definito il verdetto scandaloso e annunciato un appello. Nel 2014, un libro di memorie sul processo scritto da una delle procuratrici, è stato bloccato dai legali di Schmideiny, che hanno ordinato e ottenuto il blocco del testo.

Come per il fumo delle sigarette, i danni sono stati minimizzati, nascosti, taciuti, per far sì che questo inconsapevole killer mietesse il suo raccolto. Come sempre nella storia dell’uomo, l’avidità di pochi e la necessità di molti  è stata letale per quest’ultimi. Perché il lavoro è lavoro, anche se sai che ti può fare male, anche se sai che ti ammazza. 

A questi morti dobbiamo il nostro rispetto e il giusto risarcimento alle famiglie. A coloro che ancora vivono con l’ansia della malattia va tutta la nostra solidarietà.

«Purtroppo ora la Suva sta mettendo la testa sotto la sabbia e io voglio combattere, perché con gli appositi esami gli operai che sono stati esposti all’amianto possono ancora salvarsi».

Racconta Donata Meroni, moglie di uno degli operai morti, a TicinoSette. La nostra speranza è che l’opinione pubblica e la politica spalino con vigore questa sabbia, per mettere  a nudo responsabilità e giusti riconoscimenti. Il tempo dei giochi sporchi, come per la fabbrica di Eternit, sono finiti.

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