L’ebreo a Pontida

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Gad Lerner, il celebre giornalista italiano di origine ebraica, si reca a Pontida, al raduno della Lega. Insulti, rabbia, ferocia è quello che raccoglie. E Lerner lo fa indicando noi che guardiamo, per darci un monito, per non lasciarci dormire.

Più li guardi, coi loro volti grifagni, le espressioni sempre corrucciate, rattrappite di rabbia contro chiunque, più li osservi come strani animali, come curiosità antropologiche, più ti convinci che non appartieni alla loro specie.

Le razze non esistono, sono un artificio dell’uomo, siamo varianti della stessa con colori e sfumature diverse. Ad un occhio clinico questo appare comprensibile, come coi cavalli: neri, bai, roani, pezzati, tanti colori e una razza sola.

Quando però vediamo la rabbia feroce e crudele che si è espressa al raduno di Pontida questo fine settimana, qualcosa di diverso c’è, ed è profondamente più fondamentale di un colore, è un’attitudine di specie, che differenzia nettamente coloro che fanno dell’ira e dell’esclusione il loro credo.

“Buffone, bastardo ebreo, merda, vergogna comunista, non sei italiano vattene”

Queste le parole rivolte all’ebreo, a Gad Lerner. Questo insieme a sguardi di sciacalli, a sbirciate sfuggenti e viperine. Gad Lerner è un giornalista, fa il suo lavoro, può piacerci o meno, ma esiste. Se la giornata della memoria e la testimonianza di Liliana Segre senatrice a vita, sono segnali di ciò che bisogna ricordare, Pontida e il suo popolo cornuto ci spiegano il perché, il motivo per cui bisogna farlo.

Una cosa bisogna concedere a Lerner, il coraggio di ebreo, che non significa sionista o israeliano. Quella di Lerner è una presenza ebraica nell’antico termine, nel suo senso più doloroso e coraggioso. Lerner è l’ebreo ribelle, è l’escluso che non abbassa la testa, è lo sfregio all’idea che gli spostati iracondi falsi celti di Pontida sposano, un trogolo di rabbia e di sangue che non ha più ormai la minima vergogna. Lerner è l’ebreo di Salonicco o quello della rivolta del ghetto di Varsavia.

Decenni di lotte, di comprensione, di intelligenza e di introspezione, hanno fatto crescere l’Europa dalle macerie della rabbia, ma la rabbia non se n’è mai andata. Che illusi siamo stati noi, quelli dell’altra razza, la razza degli inclusi, dell’ascolto e degli sguardi curiosi. I Morlock erano solo andati a farsi un giro sotto terra e ora sono riemersi, con le menti deformate dalla collera e dal fiele.

A Pontida non c’è stato un raduno, ma i prodromi di un pogrom di pensiero, una valanga di odio che rischia di trascinare un Paese in un pozzo da cui è difficile risalire. Pochi di noi avrebbero fatto quello che ha fatto Lerner, io di certo non ne avrei avuto il coraggio. Infilarsi nel ventre della bestia, oltretutto ferita, ha un che di suicidale.

Gad Lerner lo ha fatto per mostrarci quella bestia, per avvisarci: è ancora qui, più feroce che mai, senza pastoie né guinzaglio. È di nuovo pronta a gonfiarsi dietro ai proclami, alle menzogne, ai luridumi.

L’ebreo di merda, coraggioso e infelice, sicuramente ferito, ha mandato un monito al popolo degli Elohim. Non dormite, non accasciatevi tra l’erba annusando i fiori, non voltate la testa per pigrizia e paura, i macellai attendono, si preparano, trovate la voglia e il coraggio di camminare tra loro. L’ebreo ci ha ricordato la strada, la stessa che ci indica Liliana Segre, che ci ricorda il giorno della memoria.

Infine, lapidaria la risposta del quotidiano “Repubblica” a Salvini, che giustificava le aggressioni a Lerner senza scusarsi:

“Mai insultato, mai minacciato, mai diffamato (e infatti non abbiamo ricevuto querele da parte sua). In realtà abbiamo fatto di peggio: lo abbiamo raccontato.”

Due decine di parole che pesano come piombo, ma che sono di sicuro acqua fresca per quella mina vagante che è Salvini.

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