Liberi di essere, un diritto per tutti

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Minacce e insulti. Aggressioni e pestaggi. Malattia e ricoveri. Torture e pena di morte.

Queste sono solo alcune delle parole che ricorrono sfogliando le notizie riguardanti la comunità LGBTQ.

In Svizzera, ad oggi, la società è ancora restia a considerare le coppie omosessuali come normali e legittimate ad invocare la parità.

Normalità, perché ad oggi non si può ritenere l’omosessualità qualcosa di sbagliato e contro natura. Parità, perché tutte le persone devono essere tutelate nei loro diritti.

Nel 2019, vi sono ancora persone che considerano l’omosessuale come un malato, come una persona che non segue il normale corso della vita e della natura.

Questa situazione ha portato il deputato socialista Mathias Reynard, a lanciare il 7 marzo 2013 l’iniziativa parlamentare “Lottare contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale”. Il testo dell’iniziativa propone una modifica dell’art. 261bis del Codice penale svizzero, che punisce le discriminazioni razziali, che prevede l’inserimento dell’orientamento sessuale quale motivo di possibili discriminazioni.

L’iniziativa, unica pecca, tralascia l’identità di genere, escludendo di fatto le persone transgender, queer o intersessuali. La suddetta iniziativa è stata poi accettata dal Consiglio nazionale.

Da qui, lo scandaloso referendum lanciato dall’UDC. In particolare, il comitato referendario “No alla legge di censura” considera il divieto di discriminazione basata sull’orientamento sessuale, una violazione della libertà di credo e di parola dei cittadini. Addirittura, il signor Hans Moser, presidente del comitato, ritiene l’iniziativa problematica poiché, con l’estensione della suddetta norma penale, i parroci e i pastori avrebbero delle difficoltà nel recitare la Bibbia.

Davvero vogliamo credere che nel 2019 la libertà di credo e di parola dei cittadini o la lettura della Bibbia siano preponderanti al diritto alla libertà personale e alla dignità umana delle persone omosessuali?

Come si fa a parlare di difesa di libertà d’opinione e d’espressione, se nella realtà si negano e non si difendono i diritti e gli interessi di una parte della popolazione?

Quello che ad oggi dovrebbe farci pensare, indignare e agire, è il fatto che, nel 2019, siamo qui a trattare ancora un argomento che, invece, dovrebbe essere parte integrante ed integrata nella società e nella cultura di oggi.

Il discorso apparirà ridondante: davvero esistono ancora le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale? Omosessuale, eterosessuale, transgender…sono tutti termini che vanno a definire e, di conseguenza, ad emarginare un gruppo di persone solo per quello che sono.

Iniziamo a superare questi termini, a vedere l’altra persona come essere umano a prescindere dal suo orientamento sessuale, che è e deve rimanere relativo.

A fronte di tutto ciò, siamo dell’idea che bisognerebbe partire da una modifica costituzionale, che integri l’orientamento sessuale e l’identità di genere nell’articolo 8 della Costituzione federale svizzera relativo al divieto delle discriminazioni. È essenziale ritenere questo divieto quale diritto fondamentale, che dev’essere dapprima ancorato alla Costituzione e poi concretizzato nel Codice penale svizzero.

Clarissa David, GISO, Mattea David, GISO e Martina Malacrida Nembrini, PS sono candidate al Consiglio nazionale

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