Marcello Foa: plotone d’esecuzione?

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Come immaginavamo, voci sempre più fitte, parlano di resa, di abbandono di Foa in qualità di presidente RAI. La fortezza che Foa aveva cercato di costruirsi ai piani alti Rai, con sacchi di sabbia alla finestra, con zavorre mollate provvidenzialmente non è servita a molto.

La disfatta del governo gialloverde trascina con sé, quasi sicuramente, anche l’ex amministratore delegato del Corriere del Ticino. Anche perché molti grillini che avevano tollerato Foa in quanto uomo di Salvini, ora senza grossi rimpianti sono disposti a scaricarlo, anzi, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa, sono decisamente propensi a giustiziarlo sommariamente.

La partenza precipitosa di Foa non solo sarebbe imminente, ma già pianificata da tempo, con modalità e tempi. Questo significa che una delle priorità immediate del nuovo governo è stata quella di fare saltare la testa del presidente sovranistra della Rai, colui che, per sua stessa ammissione, aveva dato una mazzata agli ascolti dell’ammiraglia RAI 1, rete televisiva in vertiginosa discesa negli share di ascolto.

Tra i suoi più feroci detrattori, Michele Anzaldi del PD, membro del consiglio di amministrazione Rai, ma anche Primo de Nicola, dei Cinque Stelle, che ha dichiarato:

“Cosa farei se mi trovassi al posto di Marcello Foa? Avrei già fatto gli scatoloni e liberato la scrivania. Non foss’altro che per una questione di stile, dovrebbe dimettersi”.

A quanto pare, lo sconforto nello staff di Foa è palpabile, ma questo è il naturale epilogo di una forzatura, dell’imposizione di una figura che era già l’anno scorso, platealmente inadatta al ruolo (leggi qui).

Oggi Marcello Foa raccoglie le sue cose e riempie il famoso scatolone. Non è un forse, ci azzardiamo a dire che è praticamente una certezza, perché è impensabile che in un ruolo del genere, continui a lavorare un uomo con un profilo pesantemente colluso non solo con Salvini, ma anche con l’internazionale sovranista e con i russi di Putin.

Noi, già ad inizio settembre, avevamo paventato un ritorno di Marcello Foa in Ticino e certe voci avrebbero confermato i suoi tentativi di tirare le giacche giuste per poter riavere il suo posto (leggi qui). Scrivevamo infatti:

“ (…)Secondo voci insistenti, Foa non si sarebbe proprio lasciato in buoni rapporti con la famiglia Soldati, maggiore azionista del gruppo del Corriere. Anche perché quando ha saputo che Matteuccio suo gli dava il posto di direttore RAI, ha fatto ciao ciao con la manina lasciando tutti con un palmo di naso. Secondo indiscrezioni, appunto, Foa starebbe facendo pressioni presso i grandi nomi dell’imprenditoria ticinese perché ci mettano una buona parola facendolo tornare all’ovile. Un’ipotesi che noi avevamo ventilato immediatamente una volta vista la malaparata delle operazioni salviniane. Caduto il padrone, anche i cani fedeli se ne devono andare, con la coda tra le gambe, sperando che i sovranisti nostrani, siano disposti a dar loro ancora un osso.”

Staremo a vedere, dando per certa la caduta di Foa, meno certo è un suo ritorno in Ticino. Affaire a suivre.

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