Marco Chiesa: Jambo Bwana

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Il recente video promozionale dell’UDC, dove Marco Chiesa recitava la parte della macchietta ticinese, chiacchierone, inaffidabile, amante del dolce far niente, delle donnine e della pizza, ha sollevato una questione seria.

Nei tempi passati, per compiacere il pubblico occidentale, nei teatri e nei cinema, erano attori bianchi a fare la parte di altre etnie. Cinesi, indiani, ma soprattutto neri, venivano umiliati con trucco pesante e fortemente stereotipato. Il ner, era così raffigurato con la pelle scurissima, i labbroni rosa giganteschi e un forte accento del sud con la parlata sgrammaticata: “ zi zignora, Sambo venire zubito bordare cavallo”.

Lo schiavo, l’inferiore, veniva così relegato e mantenuto nel suo ruolo. Un ignorante, servo e ben definito etnicamente.

Il video dell’UDC, che vorrebbe negli intenti, supponiamo, essere spiritoso, riesce solo a irritare chi di noi appartiene alla regione sudalpina.

Certo, siamo latini, più creativi, magari meno precisi, ma non siamo il “negro” del teatro americano, ovvero l’ultimo pittoresco gradino della scala sociale. Perché nel filmato UDC, mentre i confederati discutono di piani politici e di battaglia intorno al tavolo, Marco Chiesa, unico deputato ticinese, se ne sta nel cortile con gli occhiali a specchio, i pantaloni bianchi, fumandosi una paglia con aria soddisfatta. Poi, chiamato dalla finestra da un’avvenente biondina, munita di cartone della pizza in piena vista, molla tutto e va da lei. Lo stereotipo del ticinese-italiano donnaiolo e amante della pizza.

E fin qui ci starebbe anche, ma i confederati, non paghi, parlando tra di loro esprimono perplessità sull’affidabilità e la discrezione del ticinese. (leggi qui)

Insomma, una serie di stereotipi che se possono essere simpatici di per se stessi, diventano offensivi quando vengono commentati negativamente. Chiesa, che dovrebbe difendere e rappresentare il Ticino, diventa un pagliaccio stile Vitelloni, un balengo che non ha nessuna intenzione di lavorare per aiutare il suo partito a vincere le elezioni. Partito che nella finzione (e forse anche nella realtà) lo mette ai margini come il simpatico cagnolino a cui si gettano le ossa sotto il tavolo.

I ticinesi non sono perfetti, siamo onesti. Hanno i loro difetti e le loro paranoie, d’altronde come i Glaronesi o gli Urani. Nessuno ha la patente, come piace pensare agli UDC, di vero svizzero o più svizzero degli altri. Noi ticinesi, volenti o nolenti, facciamo parte della confederazione e sappiamo anche lavorare senza lamentarci e senza fare i piangina a Berna come ci ha insegnato invece la Lega. Perché quello che traspare dallo spot è la tolleranza che si concede all’amico un po’ tonto di cui purtroppo non ci si può liberare.

Chiesa, in questo spot, non fa solo la figura della nullità, ma la fa fare anche a tutti noi.

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