Non si affitta (ancora) ai meridionali

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La storia è nota: una ragazza di Foggia si è vista negare l’affitto in quanto meridionale, con tanto di rivendicazione da parte della “signora”. “Sono una leghista sfegatata, sono razzista al 100%, io sono di Salvini, lo scriva in grande, ecco le leghiste cosa fanno. Lo dica pure che sono una leghista sfegatata, perché Salvini sin dall’inizio ce l’aveva con tutti i meridionali, io non ho vergogna”.

E al di là dello schifo per il fatto in sè, è proprio questo che fa rabbrividire: l’assenza totale di vergogna a definirsi razzista, anzi l’orgoglio nel rivendicarlo, come se dicesse “sono juventina” o “so cucinare bene la cassöla”. Come se fosse un’opinione come un’altra, magari anche con la pretesa che sia rispettabile.

È questa, l’abbiamo detto più volte, l’oscena vittoria del salvinismo, il razzismo sdoganato come un’idea legittima, da ostentare come una bandiera di appartenenza: sono di Salvini e faccio così. E a nulla servono le ipocrite prese di distanza dello stesso Salvini, che definisce la signora “una cretina”: c’è una precisa responsabilità morale e civile del leader leghista nell’aver creato, nutrito, fomentato una vera e propria milizia social, pronta a schierarsi al suo fianco con cieca fedeltà. 

E ancora di più a nulla servono le scuse successive della donna, una volta che l’audio è stato reso pubblico dalla ragazza: anzi, l’affermare che “non so come mi è uscito, il cervello mi è partito” non è altro che la conferma di come questa orda di seguaci di Salvini agisca totalmente di pancia, in preda alla più cieca irrazionalità, probabilmente convinta di una sorta di impunità, salvo tornare sui propri passi e trasformarsi da branco di leoni a gregge di agnellini quando viene svergognata pubblicamente.

Siamo tornati indietro di decenni, ai cartelli “non si affitta ai meridionali”, con tanto di pubblica ostentazione: è una china pericolosissima, che riporta a galla periodi cupi della storia italiana, e mostra ancora di più, se ce ne fosse bisogno, il bluff del progetto salviniano di una Lega nazionale che unisca Nord e Sud, al di là dei salti sul carro del vincitore di molti politici meridionali, e in alcuni casi giù da esso, come il deputato siciliano Carmelo Lo  Monte, uno che ha cambiato 8 partiti in 25 anni e che, vista la mal parata, si è affrettato a lasciare il partito di Salvini.

Questa, in ultima istanza, è la vera base del consenso salviniano, nordista convinta e orgogliosamente razzista prima di tutto verso altri italiani piuttosto che verso i migranti, convinta che il Sud sia solo un peso e i meridionali una massa di selvaggi mantenuti e fannulloni. Altro che prima gli italiani: magari si, ma italiani del nord. La speranza, pur nell’angoscia per il verificarsi di situazioni simili, è che, in chi da Roma in giù ha aderito al credo di Salvini, si risvegli una nuova coscienza, la consapevolezza del grande inganno del leader leghista, a cui del Sud, checchè ne dica, interessano solo i voti. Un sussulto di orgoglio nell’essere considerati sempre e comunque terroni, buoni solo a cucinare arancini di cui il Capitano si ingozza ostentandolo sui social: un risveglio che, finalmente, glieli faccia andare di traverso. La speranza è sempre l’ultima  a morire.

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