Norman piange la caduta leghista

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Norman Gobbi, affranto, racconta ai media che ora sarà tutto più difficile, perché lui coi leghisti padani ci andava così d’accordo. Talmente d’accordo da non aver ottenuto niente in anni di “sodalizio”.

No, Norman, adesso ci spieghi cosa intendevi dire: “i rapporti con l’Italia saranno più difficili”“ il Ticino perderà interlocutori che conoscevano bene la realtà di confine”.

Gobbi è infastidito come un elefante con un nido di cimici nella proboscide. Il nuovo governo giallo-rosso, con PD e grillini, gli è ovviamente inviso. Lui non ha mai fatto mistero di essere amicone di Salvini, Fontana e della loro cricca, gente con cui noi avremmo paura ad entrare in un sottopassaggio poco illuminato.

Ovviamente ora Norman teme di non avere interlocutori con cui mangiare polenta taragna bevendo barbera, amici legaioli che spernacchiano la vituperata UE tra un bicchiere e l’altro.

Ma Gobbi ci prende in giro, perché in anni di amministrazione leghista, con le tanto decantate amicizie e gli stretti legami con i leghisti d’oltre confine, non ha cavato un ragno dal buco.

Solo in un recente dibattito in Rsi (60 minuti del 19 agosto scorso, guarda qui), Gobbi declamava i grandi vantaggi di avere dei partner che hanno le stesse becere idee. Il problema è che queste idee comuni, legate alla xenofobia, all’antieuropeismo, al nazionalismo regionale, non portano da nessuna parte.

Anni di lavoro per avere poca o nessuna collaborazione, eh si, perché non è che i numerosi dossier pruriginosi, come i ristorni dei frontalieri per esempio, hanno avuto soluzione in amichevoli e goderecce riunioni di famiglia tra leghisti.

Ce lo ha mostrato Salvini pochi mesi fa, le amicizie di gente di quella risma non sono legate alla collaborazione, ma a farsi ognuno gli affari propri. L’esempio plateale riguarda i migranti. Se i i sovranisti d’Europa si sono stretti tutti intorno a Salvini nel comizio di Milano a maggio, poi ognuno è tornato a casa sua, lasciando l’Italia sola col suo problema e ribadendo che loro di migranti non ne vogliono manco uno. Perché il concetto stesso di sovranismo e nazionalismo, prevede che l’interesse particolare cozzi inevitabilmente contro quelli di tutti gli altri. E allora Gobbi può costernarsi fin che vuole per il cambio di governo italiano, che però finalmente ha perlomeno persone competenti nei posti chiave e non pagliacci come Toninelli o Trenta. Una certezza ha il nostro ministro di giustizia, e cioè che dagli amici leghisti non ha mai ottenuto nulla.

Era grottesco vedere le pacche sulle spalle ai comizi o alle cene, e poi osservare i due movimenti leghisti, quello ticinese e quello italiano, che si facevano la guerra per i frontalieri, un serbatoio di voti potente per i primi, una piaga biblica per i secondi.

Non sappiamo se e come questo governo italiano proseguirà la sua storia. È però vero che, e ce n’eravamo quasi scordati, è possibile mettere in posti chiave persone che sanno il fatto loro, come per esempio la ministra dell’interno Luciana Lamorgese, ex prefetto di Venezia e Milano o quella dell’agricoltura, Teresa Bellanova, un passato da bracciante e vent’anni da sindacalista nel settore agricolo.

Gente che ha a cuore l’interesse della collettività, dell’Italia, che cerca l’armonia nella discussione col vicino e non erige muri come i leghisti, i lepenisti o i neonazisti austriaci.

Mettiti il cuore in pace, Gobbi, e fai il tuo lavoro. Di sicuro non hai di fronte interlocutori peggiori. Magari questi non mangeranno polenta con te, ma sanno usare il cuore e il cervello meglio della ostile e squinternata marmaglia precedente.

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