Perché l’ascesa dei Verdi non fa primavera

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C’è poco da stupirsi se, a un mese dalle elezioni federali, tutti i sondaggi fin qui effettuati danno i Verdi in forte ascesa. In precedenza era già accaduto sull’onda emotiva e la paura suscitata dal disastro nucleare di Fukushima. Un episodio rapidamente rimosso e col tempo finito nel dimenticatoio, anche se è proprio di questi giorni la notizia che fra tre anni alla centrale nucleare giapponese di Fukushima non ci sarà più spazio per stoccare l’acqua contaminata necessaria a raffreddare i reattori danneggiati. Nessuno ha però ancora individuato una soluzione.

A Fukushima, per tenere sotto controllo la situazione evitando ulteriori fughe radioattive, sono necessari più di 200 metri cubi di acqua al giorno che, malgrado i trattamenti, resta fortemente radioattiva e proprio per questa ragione viene stoccata in cisterne. Ce ne sono ormai quasi mille attorno alla centrale e, l’acqua radioattiva in esse contenute, equivale a quella di 400 piscine olimpioniche. Insomma, una catastrofe ambientale che continua a rimanere tale malgrado i riflettori e l’interesse dei media si siano spenti da tempo.

Eppure la natura non dimentica. Basti solo pensare come, nella nostra regione, la recente abbondanza di funghi abbia riportato alla ribalta la questione della radioattività presente nell’ambiente. Radioattività che si concentra poi negli animali, per esempio nei cinghiali che sono ghiotti di funghi, al punto da non poter essere mangiati perché pericolosi per la nostra salute. Ma, di questi tempi, a far campagna per l’avanzata ecologista in parlamento è stata soprattutto l’estate caldissima e secca che abbiamo ancora tutti ben presente.

Lo scenario che i meteorologi ci prospettano per il prossimo futuro è chiaro. All’orizzonte c’è una tropicalizzazione del clima. La Svizzera come i Caraibi. Assisteremo a un aumento delle temperature medie, mentre le precipitazioni si faranno sempre più intense e concentrate in un lasso di tempo ristretto. Le ondate di caldo come quella appena superata saranno più frequenti. E tutto questo non sarà altro che l’amarissimo frutto coltivato in questi anni nel corso dei quali l’immobilismo politico è andato a braccetto con gli interessi economici di un capitalismo miope e sucida.

Le cose che ci diciamo oggi erano identiche a quelle che sapevamo già 26 anni fa, quando per la prima volta i potenti della Terra si riunirono a Rio per discutere di misure che impedissero il progressivo surriscaldamento globale. Parole, parole, parole… e nulla più. Al punto che oggi ci ritroviamo ancora ai piedi della scala senza aver nemmeno minimamente invertito la rotta abbandonando le energie fossili o avendo concretamente ripensato i nostri modelli di sviluppo o stili di vita.

Ecco perché, guardando agli ultimi sondaggi, l’aumento dei consensi alle prossime Elezioni federali per ecologisti e Verdi Liberali (probabilmente parenti nemmeno poi così alla lontana dei nazivegani, vista la loro natura politica quantomeno schizofrenica), non c’è granché da essere euforici. La loro crescita, pur essendo significativa rispetto alle elezioni per il Consiglio Nazionale di 4 anni fa (rispettivamente di 3,4 e 2,3 punti percentuali), non sarà certo la panacea, il rimedio universale di cui abbiamo urgentemente bisogno, ora più che mai.

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