Quella scia di follia

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“Sospensione delle irrorazioni artificiose in atmosfera. Smantellamento di tutte le antenne disseminate sul territorio nazionale. Percorso di chelazione(*) e sostegno da parte dei pubblici uffici sanitari a livello nazionale.” Sono questi i tre punti di una disposizione urgente a livello internazionale che il movimento dei sostenitori della cospirazione delle cosiddette irrorazioni o scie chimiche ha messo all’ordine del giorno. Una richiesta contenuta in un presa di posizione pubblica avvenuta di recente in Italia, annunciando perfino che avrebbero portato in tribunale tutta una serie di personalità della politica (tra loro i presidenti e della Repubblica dal 2003 al 2017) e della divulgazione scientifica, a partire dall’ultranovantenne Piero Angela.

La loro grave, gravissima colpa è quella di aver definito le scie chimiche una bufala. Invece, a loro dire, il rilascio intenzionale di sostanze chimiche nell’aria e l’inquinamento elettromagnetico sarebbero alla base di un aumento, certificato perfino da fantomatici studi, del disagio e del malessere sociale. Di più, sarebbe addirittura il movente di chi ci nasconde quanto accada realmente. In pratica qualcuno starebbe portando avanti un piano criminale “per induzione al disagio sociale e al suicidio”.

Ora, che i modelli sociali del tardo capitalismo, figli della globalizzazione e dell’era digitale, non vadano per il sottile e non siano al servizio dei bisogni reali delle persone è un tema sul quale storici, economisti e filosofi dibattono da anni. Anzi, è evidente che non sia così e che quello che tutti noi dovremmo fare è batterci con ogni mezzo e in ogni forma per avere un mondo che sia il migliore dei mondi possibili e non una valle di lacrime. Ma immaginare che ci sia chi ha pianificato tutto questo, chi trami per avvelenarci è pura follia. Anzi peggio. È una paranoia bella e buona. Alimentata dai mezzi di disinformazione di massa, con i social e internet in pole position.

Basta cercare su Google “scie chimiche” per trovare roba tipo: “Un pilota militare ha fatto un passo in avanti per l’umanità e ha rivelato completamente la verità sull’irrorazione chimica del nostro pianeta” o ancora storielle che iniziano in questo modo: “Aerei fantasma che spengono il Transponder e spariscono dai radar passivi delle torri di controllo. Voli civili che di colpo, varcato lo spazio aereo italiano, vengono configurati come voli militari. E ancora: velivoli che da qualche anno vengono caricati in modo anomalo, con i bagagli non più nelle stive di coda. Ma soprattutto: aerei che, una volta a terra, perdono liquidi strani, da misteriosi tubicini, appena il loro contenuto si scongela. Scie chimiche? Ebbene sì.”

E così di altre parole scritte a vanvera ce n’è a bizzeffe. Ma non è inventandosi la storiellina delle scie chimiche o chissà quale altro complotto globale che riusciremo a emanciparci dalla condizione di miseria umana nella quale spesso siamo costretti. Anzi. Le scie sono una distrazione bella e buona dalla cruda realtà. E chi le alimenta quasi fossero le trombe dell’Apocalisse è un vile. Un criminale della peggior specie.

Già la vita non sempre è quella che vorremmo che sia, se poi ci si mettono pure la paura e la paranoia eccoci finire dritti dritti all’inferno. I fatti e la scienza che proprio su questi si poggia dovrebbero essere nostri alleati, non nemici. Il punto vero, però, non è ribadire l’infondatezza e l’ascientificità di tutto ciò. Ma perché tutto questo accade. Perché c’è qualcuno che ha il bisogno di credere alle scie chimiche o alla piattezza della Terra. Forse perché qualcosa che ci sta intossicando in maniera silenziosa e sottile c’è davvero o ancora, molto probabilmente, per parecchi di noi la vita è di un piattume che nemmeno possiamo immaginare.

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