Rock’n’roll per sempre

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Il pollice e l’indice ingrandiscono la foto sul telefonino: un po’, tanto, tantissimo. Voglio guardare i tuoi occhi, i tuoi denti, la tua barba. Osservo tutto nel dettaglio. Poi la foto torna alla sua dimensione originale: cravatta blu, gilet bianco, giacca color carta da zucchero, un fazzoletto nel taschino. Il testo del post è in inglese: dice che quella foto è stata scattata il giorno della prova del vestito per il tuo matrimonio. “Before winter had come”, scrivi: “prima dell’arrivo dell’inverno”.

E l’inverno è il cancro. Tu sei Enrico. Hai il cancro. Hai scelto di raccontarlo su Facebook. Dannato Facebook. O benedetto. “Tumor with humor”, il nome della tua pagina. Tumore e senso dell’umorismo. Se scrollo e vado giù capisco di cosa stiamo parlando: osservo un malato di cancro che si scatta delle foto. I giorni della chemio, scanditi uno dopo l’altro. I giorni del tuo “healing journey”, percorso di guarigione. Giorni 35 e 36 : pare che il contapassi sul telefonino si chieda che cosa stia succedendo. Cammini troppo poco, Enrico. Giorni 37, 38, 39: tua moglie col rossetto, la bimba col cerchietto. In tinta. Sorrisi pieni. Giorni 40, 41, 42: la tua bimba, il tuo gatto. Che se non ci fosse di mezzo il male, sarebbe banale. Me lo vuoi raccontare il tuo cancro, Enrico. Non ti sottrai, zero pudore. Hai una moglie, l’hai appena sposata. Era prima di sapere. Prima di quella colonoscopia. Ti dicevano che era stress, ho capito bene? Invece è cancro.

Cazzo. Ti osservo, Enrico, come a volerti entrare dentro. Tu in ospedale, l’infermiera con i guanti blu. Tu sulla sedia a rotelle, quasi fosse uno scherzo. Il tuo taglio di capelli, la tua pelle bianca. I tuoi hashtag: #chemio, #cancer, #surgery. Tanti like ai tuoi post, tanti commenti, cuori a mille, sorrisi, emoji a gogo: chi dice che ci è passato, chi parla di sé. Ma come si fa a parlare di se stessi con uno che ha il cancro? Come fai a dirgli che tu te la sei cavata? E io che ti scruto? Perchè lo faccio? Perchè ti guardo ogni mattina? Perchè cerco la tua anima di uomo malato come a volerla catturare? Che mostro sono io, che cerco di esorcizzare la malattia e la morte usando Enrico? Perchè io lo sto usando, Enrico: lo uso per darmi una calmata.

Lo uso per cominciare le giornate dicendomi che me le devo fare andare bene perchè potrebbe essere peggio. Ma che mostro sono io, Enrico? Che mostro sono io, che ti leggo, ti guardo, che mi fermo su ogni tua foto peggio di quelli che spiano le star? Che mostro sono io, Enrico, che mi servo di te? E tu? Perchè lo fai? Tu che sorridi e che concludi ogni tuo post con queste 3 parole: “Rock’n Roll”. “Rock’n Roll”. E sono proprio queste parole che mi restano dentro, che scandiscono le mie giornate. Me le regali, ma io non ne sono degna. Non me le merito, perchè in fondo ti sto rubando qualcosa. Perchè io, sana, sono lì a cercare la morte che ti sta sfidando. E allora, scusami, Enrico. Scusami. E Rock’n Roll per sempre.

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