Sicurezza digitale, da Siri all’e-banking

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È l’ennesima figuraccia per Apple. Dopo la vicenda legata ai valori fuori norma delle radiazioni a radiofrequenza degli iPhone (leggi qui) l’azienda di Cupertino ha dovuto cospargersi il capo di cenere e scusarsi con gli utenti di Siri, il suo assistente vocale. Nel cercare di migliorare il sistema di riconoscimento vocale, l’azienda avrebbe usato delle registrazioni non sempre lecite, soprattutto pensando alla salvaguardia della sfera privata.

Secondo il quotidiano inglese “The Guardian”, alcuni contractor terzi, cioè degli appaltatori di Apple, hanno ascoltato conversazioni private arrivando in alcuni casi perfino a registrare coppie che facevano sesso. Alla faccia degli alti standard per la privacy di cui l’azienda fondata da Steve Jobs si è sempre vantata.

“Come risultato della nostra revisione abbiamo preso atto di non essere stati pienamente all’altezza dei nostri alti ideali e per questo ci scusiamo”, affermano quelli di Apple. E per rimediare e punire gli abusi commessi non ci si è fatto nessuno scrupolo. Centinaia di persone, assunte per verificare la presenza di errori nelle registrazioni di Siri, hanno perso il lavoro da un giorno all’altro.

Sempre secondo “The Guardian”, che per primo aveva denunciato la cosa, sono trecento solo nella struttura di Cork, in Irlanda, i collaboratori licenziati. Anche in questo caso, per scoperchiare il vaso di Pandora, c’è voluta la stampa, perché se fosse stato per Apple la cosa sarebbe rimasta sottobanco.

Quello che però ci rivela questo episodio è il grande problema dei sistemi informatici: la loro vulnerabilità. I rischi per la privacy sono sempre dietro l’angolo per gli utenti che fanno shopping online, scaricano app o usano i social network per comunicare. Ma a essere in pericolo non sono solo i dati personali. Lo sono anche i soldi di chi utilizza internet per gestire il proprio conto bancario oppure si avvale di altri servizi finanziari simili.

Con i pirati informatici che minacciano di rubare del denaro agli utenti, quella della protezione dei dati è diventata una delle principali sfide che le banche devono affrontare. Infatti, il settore bancario è leader assoluto della spesa globale per la sicurezza informatica, che nel suo insieme ammonta a diversi miliardi di dollari. Del resto, la questione della privacy online, è cruciale. E lo è al punto che il problema non sembra avere una reale soluzione, soprattutto considerando la fragilità e la volatilità del mondo digitale. Un mondo che non sembra poter assicurare quel clima diffuso di fiducia indispensabile per un sereno e pieno sviluppo della piazza virtuale che, in pochi decenni, si è fagocitata quella reale.

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