Suicidio e il sottile filo del disagio

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La Svizzera, insieme a Norvegia, Svezia e Regno Unito, è tra gli Stati con il maggior numero di suicidi in Europa. Al Nord, si sa, manca la luce del sole e la nebbia incombe, ma cosa si nasconde dietro la visione paradisiaca di laghi, montagne, caprette e banche? Se grattiamo un po’ la candida e luccicante parete dell’ipocrisia imperante, c’imbattiamo in caotici murales raffiguranti violenze domestiche, abusi, maltrattamenti, disagio sociale e lavorativo fino a partire dalla formazione (leggi qui), ogni tipo di sofferenza legata ad ansia e depressione.

Si stima che, annualmente nel mondo, circa 800’000 persone si tolgano la vita e i tentati suicidi oscillino tra i 10 e i 20 milioni. Dalle analisi condotte dall’OMS risulta che il suicidio è la dodicesima causa di morte al mondo. Nel passato riguardava prevalentemente gli anziani, ma oggi il fenomeno riguarda soprattutto i giovani e, nella fascia compresa tra i 15 e i 44 anni, esso è ritenuto tra le prime cause di morte.

Secondo uno studio pubblicato sul British Medical Journal, tra il 1990 e il 2016 i suicidi sono diminuiti di un terzo in tutto il mondo, ma nonostante ciò, il suicidio è ancora tra le principali ragioni di anni di vite perse. Nel 2016 sono stati persi 34,6 milioni di anni di vita, mostrando una tendenza all’aumento. I ricercatori hanno evidenziato grandi variazioni da un Paese all’altro. In Cina il tasso è diminuito del 64% dal 1990, mentre nello Zimbabwe il tasso è raddoppiato nel medesimo arco di tempo. L’Italia si situa con altri Paesi in una posizione con il più basso tasso di suicidi sia a livello europeo che mondiale. Una persona su dieci tenta il suicidio almeno una volta nella vita e una sola costante è sempre presente, nella misura di più del doppio: gli uomini tendono a togliersi la vita in maggior misura rispetto alle donne.

Alla base di un suicidio c’è sempre un disturbo psichico? Secondo Yves Dorogi, infermiere caposervizio presso il CHUV a Losanna: “Gli studi mostrano che la stragrande maggioranza delle persone che si sono suicidate presentavano una forma di sofferenza mentale, ma non è l’unica ragione. Il suicidio è qualcosa di complesso e le cause sono molteplici.”

Anche per Stéphane Saillant, primario ad interim del Dipartimento di psichiatria dell’adulto di Neuchâtel: “Non c’è una sola causa del suicidio. Non ci si suicida unicamente per un tumore, un licenziamento o la separazione dal partner. C’è invece una congiunzione di fattori che porta a non avere altre scelte al di fuori del suicidio. È sbagliato cercare di individuare una causalità unica e lineare. L’origine del gesto è legata a molti fattori.”

In Svizzera, il suicidio uccide più degli incidenti stradali, dell’AIDS e delle droghe messi assieme. Ogni anno 1’000 persone, il numero più alto d’Europa, decidono di togliersi la vita. Inoltre si stima che, riferendosi unicamente ai casi segnalati dalle statistiche ospedaliere, i tentati suicidi sono tra i 15’000 e i 25’000. Tra il 2009 e il 2015 in Svizzera il totale di decessi annuali per suicidio, nei giovani di età inferiore ai 29 anni, è stato in media di 131 casi. Nel 2017 il Ticino ha subito un’impennata di suicidi giovanili tra agosto e settembre, in poco più di un mese 10 giovani hanno scelto di staccare la spina, un’evidente crescita esponenziale rispetto ai 40 casi all’anno registrati nel nostro Cantone. A 15 anni si stima che sia una ragazza su cinque a segnalare un tentativo di suicidio, e un ragazzo su dieci.

Viviamo in un paradiso, in una cartolina in cui nulla sembra essere fuori posto, ma chi siamo e come stiamo in realtà? Viviamo in una realtà difficile, in una gabbia dorata, abusando di psicofarmaci per aiutarci a stare a galla, ingurgitando regolatori dell’umore per uniformarci, antidepressivi per non lasciarci andare a fondo, un goccetto per tirarci su e una striscia per sballarci un po’. Soddisfatti e appagati. Burattini sostenuti da quattro fili e nulla più. Soli sempre. E quando poi il filo si spezza, termina anche lo spettacolo.

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