Tra Bertolucci e Marai? Marcello Fois

Un libro che si insinua nella Storia (il primo conflitto mondiale), che scruta il senso di amicizia e coniuga la poesia in prosa. Un gran bel romanzo: «Pietro e Paolo».

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Ma si, diciamolo. Chi è lo scrittore italiano vivente più bravo? A parere di chi scrive, Marcello Fois. Ogni suo libro è un viaggio nell’anima, uno scrutare pieghe che solo la poesia e la profondità di pensiero, coniugate, possono indurre.

Una riprova arriva dal suo nuovissimo romanzo: «Pietro e Paolo». Dapprima fa pensare al «Novecento» di Bertolucci: una storia di formazione di due amici coetanei (del ’99 i nostri, del 1900 quelli del film), divisi dal ceto socioeconomico. Bambini che scoprono la grammatica (con il ricco che la spiega al povero … i verbi ausiliari che certuni usano ed altri subiscono), giovani innamorati della stessa ragazza e, infine, quasi uomini a condividere, in divisa, il primo conflitto mondiale. Fratelli, o forse di più. Infine: irreparabilmente divisi, disertore e latitante il primo, disabile il secondo. E fra loro un’antica promessa di aiuto reciproco che … . A questo punto nella mente del lettore scatta il secondo parametro. Assai impegnativo. Quello con il capolavoro di Sandor Marai, «Le braci». Un romanzo che non può mancare da nessuna libreria, una pietra miliare scritta nel 1942 e ancor fresca oggi. Un lungo racconto teso ad una sfida-verità conclusiva più unica che rara. 

Marcello Fois supera alla grande la prova del confronto con l’autore ungherese, diciamolo. Il libro inizia con Pietro che, dalla macchia, riemerge per andare a trovare l’antico compagno, per il già citato duello finale, o resa dei conti. Ha tante cose da dire, o forse nessuna. C’è stato un patto, siamo nei tempi in cui la parola è parola, che … forse è stato tradito, o forse no. Bisogna guardarsi negli occhi, solo loro sono in grado di dire la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità. 

Pietro è latitante da un bel po’. Disertore, ha girovagato, praticando anche atti al di fuori della legalità. In paese su di lui si sono costruite leggende: chi lo dà per brigante, chi per malvivente, addirittura assassino e persino … morto. Intanto la sua famiglia viene stravolta dai lutti (il periodo è quello della «spagnola») e dalla sete di vendetta del possidente papà di Paolo che, sentendosi tradito, riduce alla fame la mamma di Pietro. Lui, nel recarsi da Paolo,  non è però animato da sete di vendetta, vuole solo la luce … sul senso profondo della sua esistenza, e quella del suo amico.

Ovviamente non riveliamo il finale della storia. Ci basti dire che la scrittura di Fois ammalia e incanta. Per una volta la fascetta editoriale, firmata da Sepulveda, è incontestabile: «I libri di Marcelo Fois s’impadroniscono della volontà del lettore: è impossibile lasciarli senza aver letto l’ultima parola». Un qualche esempio? «Ma faceva parte di quei pensieri che non potevano essere pensati, solo intuiti». Ancora: «Per quanto sembrasse pacato, in lui restava una misura non colma di inquietudine. Sembrava volesse continuamente emendare una certezza, e cioè che non ci fosse un’alternativa alla vita che quella di essere stato generato». E infine: «se n’era andata da un giorno all’altro per un’affezione sconosciuta. Sarebbe arrivato un tempo in cui tutte le malattie, anche le più minuscole e segrete, avrebbero avuto un nome. Ma loro erano prima di quel tempo, e abitavano in una storia silenziosa. ». Queste citazioni, fra le tante possibili, possono rendere l’idea della scrittura di Fois, lirica ma nello stesso tempo scabra, come la guerra impone. Un gran libro, che va dritto nella lista personale delle strenne natalizie. Perché regalare un libro è sempre bello, regalarne uno «di peso» ancora di più. 

«Pietro e Paolo», 2019, di Marcello Fois, ed. Einaudi, 2019, pag. 146, Euro 17,50

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