Trump rischia il collo

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È sempre così con i sovranisti e destrorsi estremi, ormai lo abbiamo imparato, se lasci loro abbastanza corda finiscono per impiccarsi da soli. Perché il loro tallone d’Achille è sempre lì, nella sicumera e nell’arroganza che li rendono ciechi

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Scrivevamo poco fa in un articolo commentando la notizia di Moody’s Analytics, che parlava di 300’000 posti di lavoro persi negli USA, a seguito dell’imposizione dei dazi ai cinesi:

“(…)L’ottusa arroganza muscolare, che può magari rendere felici legioni di frustrati, si scontra con la realtà, che non è fatta di Facebook e di Twitter, ma di carne e sangue. E il consenso popolare, seppur nutrito, non permette a nessuno di piegare le regole del mondo a suo favore. Lo hanno imparato Salvini, Johnson e Trump. (…)”

È successo appunto a Matteo Salvini, che si è fatto lo sgambetto da solo venendo escluso dal governo, è successo in questi giorni a Boris Johnson che a furia di spingere per la Brexit dura ha imposto il blocco del parlamento che la corte inglese ha sancito come atto illegale e ora rischia pure lui il posto.

Oggi è il turno di Donald Trump. Nancy Pelosi, quasi ottentenne agguerrita leader dei democratici, ha chiesto, (specificando che nessuno è al di sopra della legge) di avviare un’inchiesta per una procedura di impeachment*, che una volta conclusa potrebbe costare al tycoon il posto alla Casa Bianca.

Trump, secondo Pelosi, ha tradito, l’accusa è di avere danneggiato Joe Biden (già vicepresidente di Barack Obama) nel corso delle passate elezioni, con una telefonata al presidente ucraino per fare pressioni in modo che danneggiasse il candidato democratico.

È ovvio che i democratici, prima di avviare una lenta e difficoltosa procedura di impeachment, devono essere stati sicuri di avere in mano delle buone carte. Si attendono nei prossimi giorni, se non già oggi, trascrizioni dei dialoghi telefonici tra Trump e il presidente ucraino e delle note dei servizi segreti al riguardo.

I contatti coi russi e gli ucraini del presidente USA, anche nell’ottica europea, sono un preoccupante segnale dell’influenza che quest’ultimi stanno prendendo in una realtà di post guerra fredda. 

Ricordiamo che solo due presidenti prima di lui furono sottoposti ad impeachment, il repubblicano Richard Nixon a causa del famoso scandalo Watergate, un fattaccio di spionaggio repubblicano e di intercettazioni illegali nella sede dei democratici a Washington, e Bill Clinton, per avere mentito in merito alla sua relazione con Monica Lewinsky. Nel primo caso, Nixon diede le dimissioni prima di poter essere sottoposto al procedimento di impeachment mentre Clinton terminò il suo mandato.

Una riflessione va fatta, soprattutto con coloro che ritengono un cambio di casacca alla Casa Bianca un inutile avvicendamento tra guerrafondai capitalisti. A farcelo capire l’attuale congresso dell’ONU sul clima, in cui Trump ha fatto scena muta. Ricordiamo che Barack Obama aveva ratificato gli accordi sul clima mentre Trump li ha sempre osteggiati con la massima energia. Forse il destino del pianeta, ancora una volta, è un mano agli Stati Uniti d’America.

Attendiamo il seguito di questa storia, che promette di arroventare il clima politico USA e di creare non pochi problemi al presidente, soprattutto in vista delle elezioni dell’anno prossimo.

*La messa in stato di accusa, meglio conosciuta come impeachment (dall’inglese “accusa”), è un istituto giuridico col quale si prevede il rinvio a giudizio di titolari di cariche pubbliche qualora si ritenga che abbiano commesso determinati illeciti nell’esercizio delle loro funzioni.

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