Ultras: quando il cane azzanna il padrone

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Nei suoi meccanismi la Storia – in barba al prof. Fukuyama (“con la caduta del Muro e dell’URSS la Storia è finita”) si ripete. 100 anni fa, industriali, latifondisti, ma anche molti borghesi italiani,  per paura dei “rossi” scatenarono i pit-bull neri ad azzannarli. Salvo finire in molti casi azzannati loro stessi dalle stesse bestie, secondo natura. È esattamente quanto accade, su scala minore e in altro contesto, nel mondo del calcio: la società dà spazio (e foraggia) i cosidetti “ultras” per animare il tifo a proprio favore, e per intimidire gli avversari e l’arbitro. Una specie di “lavoro sporco”, dal quale, ufficialmente, il club si distanzia. Sino a quando il cane comincia ad azzannare al polpaccio il padrone.

A questo punto, la catena del (doppio) gioco si spezza. Il padrone deve eliminare il cane prima che lo morda alla gola. È quanto ha fatto la Juventus, il club più blasonato d’Italia, il club di un’élite padrona, che tuttavia non rinunciava a certi lavoretti. Sino a quando i ricatti sono diventati sempre più pesanti e insopportabili.

Fondamentalmente: se non ci date i biglietti d’entrata per chi espone gli striscioni, per le trasferte, se non ci date altri biglietti a basso costo da rivendere, se non possiamo partecipare al “merchandising” (vendita di vari “gadgets”) noi gettiamo i fumogeni e i petardi in campo, intoniamo cori razzisti, vi facciamo  squalificare, giocherete a porte chiuse.

Fu il povero Giacinto Facchetti sul volo Ginevra-Lugano a spiegarmi il meccanismo.Il leader dei neofascisti di “Terza Posizione”,  Duilio Tilgher, controllava la curva dell’Inter e ricattava il club di Moratti, che a un certo punto decise di recidere il cordone. La banda di Tilgher reagì scatenando un inferno di corpi esplosivi in campo: il portiere del Milan Dida rischiò di perdere un occhio. Lo stadio fu squalificato per due giornate di Champions League con grave danno economico, ma Tilgher e la sua banda sparirono. Anche il presidente della Lazio Lotito, e prima Galliani del Milan, si opposero ai ricatti “ultras” ma senza sporgere denuncia, salvo contro ignoti. 

Ignoti notissimi, come ha dimostrato la Juve: la Procura di Torino ha emesso 12 misure cautelari portando in carcere 6 capi-curva, altri 4 agli arresti domiciliari, e 2 all’obbligo di dimora. Nelle curva bianconera, come in molte altre, sono presenti varie  “famiglie” mafiose che spacciano droga, taglieggiano, estorcono. I capi sono sovente autentici criminali.

Il leader dei “Drughi” juventini, Dino Mocciola, ha ucciso un carabiniere durante una rapina, il suo sodale Loris Grancini (“Vikings”)  è accusato di tentato omicidio, il capo-curva interista Vittorio Boiocchi, ha avuto 30 anni di carcere per rapina e narcotraffico, ma dopo 19 anni è uscito, giusto in tempo per farsi immortalare con il neoacquisto Lukaku. I calciatori, ignari come talpe, vanno sovente a ringraziare la “curva”.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso in casa Juventus è stata probabilmente la minaccia di un capo “ultras” (Scarano) di rivelare a “Report” che 3 dirigenti, Agnelli, Marotta e D’ Angelo, andarono a Napoli per
incontrare un esponente della famiglia Dominello. Se corrisponde al vero, immaginiamo che andarono per trovare un
“modus vivendi” con la camorra all’interno dello stadio, non certo per fare affari.

Ma in una impresa che si occupa di calcio, di sport, si deve arrivare a questo punto? E infatti la Juventus, va dato merito, ha finalmente trovato il coraggio di fare ciò che nessun altro club, per paura delle ritorsioni, ha fatto: denunciare con nome e cognome, a conferma del fatto che tutti erano noti, chi la teneva in ostaggio.

Sulla vicenda grava anche la morte di Raffaello Bucci, che si è gettato (o è stato buttato?) giù da  un ponte. Ex leader ultras, aveva preso a collaborare con la Juventus e con i servizi segreti. La procura di Cuneo ha riaperto  le indagini.

“La Curva Sud non c’è più”, annunciano gli “ultras”. Speriamo sia vero…con buona pace di quei “tifosi” che vanno allo stadio inquadrati come soldatini per fare il verso del pappagallo su cenno dei caporioni.

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