Un Andrea Vitali che non ti aspetti

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Sappiamo tutti chi è Andrea Vitali. Il dottore di Bellano che non sbaglia un titolo, lo scrittore che sa incollare i lettori alle pagine con nonchalance («campione mondiale delle chiusure di capitoli», è stato scritto, il che sta a significare che … non è possibile smettere di leggerlo e una pagina tira l’altra). Il cantore di un mondo che fu, quello con i nomi dei nostri nonni o bisnonni e con le storie degli anni del fascismo in provincia. Sempre nei paraggi del lago di Como.

Di quell’Andrea Vitali lì, con «Documenti, prego», appena pubblicato dalla Einaudi Stile Libero (ed è una novità questo cambio di editrice) non c’è niente. Ma proprio niente, nemmeno una lontanissima ombra. Infatti qui … si va dritti nell’incubo.

In una notte qualunque tre anonimi viaggiatori, impiegati di medio-alto livello, al rientro a domicilio dopo una giornata piena, tentano di combattere il sonno con una sosta in un autogrill qualunque. Non c’è nessuno e con totale disattenzione posteggiano l’auto nello spazio riservato ai portatori di handicap. Nulla di grave su di un piazzale vuotissimo. E invece, non fanno in tempo ad acclimatarsi nel bar, che subito vengono raggiunti da un paio di persone che … «Documenti, prego». Un semplice e perfino giustificato controllo operato da funzionari non in divisa? Una cordiale reprimenda perché, comunque, le regole vanno sempre rispettate? Il nostro eroe non si preoccupa troppo e segue i due sconosciuti.

Ed è subito Kafka. O anche Dürrenmatt e se si vuole anche il Tornatore de «Una pura formalità». Il ritmo si fa veloce e incalzante ed il lettore si sorprende con il fiato corto. Non ci sono nomi, tutto sembra scolorato, anzi in bianco e nero. Quando il protagonista si sveglia ed ha la piacevole sensazione di aver superato un brutto sogno eccolo nuovamente a fare i conti con le forze dell’ordine, questa volta per una banale controllo sul bordo della strada. E anche qui: «Documenti, prego», e anche qui viene invitato a seguire le forze dell’ordine. A subire una burocrazia infinita, in una gattabuia orrida e con un modulo che … .

È il sogno che passa dalla versione notturna a quella mattutina? O l’angoscia che trova nuova modalità per farsi sentire? Vitali in questo passaggio diventa feroce ed il fiato del lettore si affanna come non mai. Nel delirio ora trovano posto anche moglie e figlio e dal giallo si va all’horror puro, quello che appunto provoca orrore e nient’altro. E per l’affezionato lettore di Vitali è sgomento allo stato puro. Le belle quanto suggestive storie di Bellano sono lontanissime. Ora c’è soltanto tanta e tanta inquietudine perché il romanzo si risolve in uno sguardo, intelligente e sensibile come solo Vitali può e sa, nella psiche umana. Senza mai abbandonare il suo piglio compassionevole, rivolto sempre a quella parte di umanità vulnerabile.

«Documenti, prego», 2019, di Andrea Vitali, ed. Einaudi Stile Libero, pag. 120, Euro 16,00

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