6500 spettatori, emozioni e unione

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“Oggi in questa nostra società che calpesta i diritti umani, un festival del cinema consacrato a questo tema ha ancora più senso”. Ne è convinto Antonio Prata, da tre anni il direttore della manifestazione luganese giunta alla sua sesta edizione e che ha chiuso i battenti domenica dopo cinque giorni di proiezioni e dibattiti seguiti da 6500 spettatori.

“Mai arrendersi”

“Viviamo in un momento folle e non dobbiamo arrenderci di fronte alla pazzia di un Erdogan che tiene in mano lo scacchiere di mezzo mondo” ci dice Antonio Prata, direttore del Film Festival Diritti Umani Lugano che si è svolto dal 9 al 13 ottobre scorso tra i cinema Corso e Iride dove sono stati proiettati 31 film ed organizzati una ventina di dibattiti.

“Se nessuno mai sottolinea l’urgenza di fare qualcosa” aggiunge Prata, “le cose potranno soltanto peggiorare. Bisogna invece unirsi, essere in tanti a fare sentire la propria voce come stanno facendo tanti giovani in difesa del clima.” Come le precedenti edizioni, questa appena conclusa – la prima ad essere stata sostenuta da Amnesty International – ha ottenuto “un ottimo responso da parte della gente, soprattutto dei giovani” sottolinea il direttore, “i quali hanno partecipato attivamente ai dibattiti, esprimendo le proprie opinioni. Questo, a mio parere, è un segno straordinario che ci dà la forza di mandare avanti questa manifestazione.”

Il premio Diritti umani ad Hassan Fazili

Difatti l’avvenire del festival luganese non è assicurato: “Non siamo del tutto sicuri di esserci nel 2020” ammette Antonio Prata. Il Festival, secondo del genere in Svizzera, dopo quello di Ginevra e prima di quello di Zurigo, è finanziato da donazioni provenienti da privati, istituzioni ed enti pubblici come la città di Lugano, il cantone e la Confederazione. “Ma il nostro budget cresce ogni anno e dovremo trovare nuovi sostegni se vogliamo sopravvivere.”

Detto ciò il clou dell’edizione di quest’anno è stato il conferimento del premio Diritti umani all’autore al regista afghano Hassan Fazili che con la moglie anch’essa regista e le due figlie vive da due anni ormai in un campo profughi in Germania. “Hassan” racconta Antonio Prata “è stato scelto per il suo coraggioso percorso di cineasta dal suo documentario del 2013 “Peace in Afghanistan” che filmava la testimonianza di un esponente talebano che chiamava i suoi simili a deporre le armi. Quest’ultimo veniva assassinato mentre una condanna a morte era inflitta ad Hassan e a tutta la sua troupe, minaccia che spinse tutti loro alla fuga. Poi “Midnight Travel”, il film girato con un semplice Iphone che ripercorre i tre anni dell’odissea che ha portato Hassan, sua moglie e le loro bimbe fino in Germania.

Per ovvie ragioni, Hassan Fazili vive sotto protezione in Germania ed è in via del tutto eccezionale che ha ottenuto il permesso di recarsi a Lugano lo scorso fine settimana per ritirare il suo premio sotto gli applausi entusiasti del numeroso pubblico.

“Malgrado ciò che ha vissuto, malgrado l’incertezza del suo futuro, a Lugano è arrivato un uomo ottimista, felice di assaporare il gusto della libertà come ha detto lui e fiducioso nell’avvenire anche se ha dovuto ripartire da zero” conclude Antonio Prata.

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