A salvare i curdi sarà l’ecologia

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Da ridere, siamo di fronte a un paradosso. Nessuno riesce a fermare o anche solo a usare serie parole di biasimo verso quello che, a tutti gli effetti, è il dittatore della Turchia. Un despota che minaccia di mandarci i profughi che lui stesso sta producendo ora coi suoi attacchi.

Sarebbe demenziale se fosse la trama di un film, ma come abbiamo imparato a comprendere, spesso la realtà travalica la fantasia. Nessuno di noi, dopo Obama avrebbe pensato che un pazzo squinternato come Donald Trump avrebbe preso il potere. E invece eccolo lì, alla guida di una delle nazioni più potenti del mondo.

Quasi 300’000 profughi in 5 giorni

Sono già 275mila, i Siriani e Curdi in fuga di fronte all’avanzare del’esercito di Ankara. 275’000 profughi che vanno ad aggiungersi ai milioni che già intasano i campi turchi e greci. Come dicevamo il paradosso è grande. Gli USA, nonostante le sbruffonate di Trump, hanno lasciato mano libera ai turchi nell’invadere il nord della Siria. Erdogan ha minacciato l’Europa di lasciare via libera ai profughi detenuti in Turchia, e per buona misura, ne sta creando altre centinaia di migliaia con il suo atto di guerra, profughi per cui l’Europa pagherà fior di miliardi al sultano turco perché se li tenga lì al confine.

“La comunità internazionale deve sostenere gli sforzi del nostro Paese o cominciare ad accettare i rifugiati”, ha recentemente dichiarato Recep Tayyip Erdogan.

E mentre i turchi bombardano i villaggi curdi, all’interno è già partita la repressione. Scrive Globalist:

“Scatta in Turchia la repressione interna contro i commenti ostili all’offensiva. La Procura di Ankara ha infatti aperto un’inchiesta per “propaganda terroristica” nei confronti del co-leader del filo-curdo Hdp, terza forza nel Parlamento turco, i deputati Sezai Temelli e Pervin Buldan. Almeno altre 78 persone sono indagate per i loro post sui social media. La stretta riguarda anche i media. Il quotidiano di sinistra Birgun ha denunciato che il suo caporedattore web, Hakan Damir, è stato arrestato giovedì mattina dalla polizia per la copertura dell’operazione militare da parte del suo giornale.” 

Il teatrino dell’assurdo

Un paradosso amaro, dicevamo, un ridicolo teatrino dove l’etica c’entra come la maionese su una coupe colonel. “Fonte di pace” , ha chiamato quel mattacchione di Erdogan l’attacco vile ai curdi, una pace che bombarda ambulanze, uccide donne e bambini e spara ai giornalisti. Bella la pax turca, roba da far sembrare Gengis Khan una viola mammola dedita all’uncinetto.

Altro paradosso, a fare il lavoro sporco per i turchi, sono ora le milizie colluse con l’Isis, quelle che fino a ieri, statunitensi e curdi prendevano a fucilate. Queste stesse milizie sono state l’altro giorno responsabili dell’uccisione di una delle più note leader e attiviste in difesa delle donne, Hevrin Khalaf, l’auto crivellata, il corpo preso a calci e decapitato.

L’illusione che un’Europa debole, pavida e più attaccata al borsello che ai pilastri che l’hanno fondata possa fare qualcosa è un’illusione da avanspettacolo, una di quelle rappresentazioni tristi da maghi di periferia, dove metà del pubblico capisce il trucco prima che il numero abbia fine.

Via il petrolio, via le guerre

La pagliacciata diplomatica del detto e non detto a cui assistiamo, ci fa ricordare, se ce n’eravamo dimenticati, quanto siano l’ipocrisia e il tornaconto personale a muovere tutte le nazioni, e che sono queste maledette risorse e materie prime, che fanno gola a tutti, che distruggono sistematicamente la logica della pace. La battaglia per il clima è anche questa, indiretta ma non meno importante. Eliminando le fonti di gas e idrocarburi e raggiungendo l’autonomia energetica, eliminiamo anche i problemi legati alle risorse. Sarà questo a salvare i curdi e i siriani, non la NATO, non l’Europa, Non gli Stati Uniti o la Russia di Putin, ma un’onda ecologista che renda inutile il petrolio.

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