Afewerki, il leone dell’Asmara

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“…la finzione che la fine della guerra con l’Etiopia starebbe aprendo il paese alla democrazia. Ma altroché apertura alla democrazia. Il problema, in Eritrea, non era la guerra. Il problema era e resta la dittatura, che schiavizza il nostro popolo da oltre vent’anni e che ruba la vita ai nostri giovani. E’ assurdo ostinarsi a non vedere questa realtà …”

Parole dure ma realistiche del Coordinamento Eritrea Democratica, non proferite anni fa, ma nella primavera del 2019. Il problema dell’Eritrea è proprio la democrazia, nel senso che non esiste. Isaias Afewerki, dittatore unico dal 1991, guida con pugno di ferro la nazione. Negli ultimi tempi, ha anche messo le scuole cristiane e ortodosse sotto controllo dello Stato, e teniamo presente che gli eritrei sono per la maggioranza di rito cristiano copto.

Il Paese più militarizzato del mondo

Il suo partito è il PFDJ, il Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia, parole vuote perché, come dicevamo, né la democrazia né la giustizia hanno vita facile in Eritrea, che risulta al 179esimo posto per la libertà di stampa su 180 Paesi. Afewerki ha reso l’Eritrea il Paese più militarizzato del mondo, imponendo la leva obbligatoria indefinitamente e a discrezione del governo dai 18 ai 40 anni.

Controllo ferreo dei media, interdizione della stampa, pesante repressione del dissenso, espulsione dei cronisti stranieri,  corruzione dei quadri statali e dell’esercito sono solo alcune delle vessazioni a cui è sottoposta l’Eritrea. Nessuno attualmente è in grado di valutare il numero dei detenuti politici nelle carceri.

L’Eritrea, che fonti africane definiscono arretrata di 30 anni rispetto ad altre realtà continentali, è un Paese poverissimo e sopravvive praticamente solo grazie gli aiuti internazionali, che il regime però non accoglie con favore.

Vaghi miglioramenti

Non sarebbe onesto però non raccontare dei successi del governo, che ha praticamente eliminato la pratica della mutilazione genitale femminile,  ridotto fortemente il tasso di mortalità neonatale e migliorato di molto la diffusione delle vaccinazioni, portandosi ai primi posti in Africa. Questo solco di ritrovata dignità eritrea, ha però portato Afewerki a diminuire gli aiuti alimentari dell’ONU e a respingere la presenza di ONG sul territorio.

Inoltre, non avendo dati precisi né fonti statistiche ufficiali che non siano sotto controllo governativo, è difficile certificare i successi dichiarati dalla giunta eritrea. Di certo si sa che numerose carestie (negate dal regime) hanno colpito la popolazione negli ultimi anni, mentre si sono moltiplicati i campi di lavoro coatto.

Nel 2015, Afewerki è stato condannato dall’ONU per crimini contro l’umanità a causa della sua politica interna repressiva. Attualmente i rapporti internazionali sono però migliorati, grazie alla pace firmata con l’Etiopia nel 2018, dopo anni di sanguinosi scontri.

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