Battista! Vai, parcheggia la macchina

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Battista Ghiggia se ne va a parcheggiare l’auto in garage. A bordo Roberta Pantani, che ci immaginiamo con sguardo funebre, cappello e veletta nera. L’auto scompare nell’ombra della rimessa e la saracinesca, abbassata mestamente da Lorenzo Quadri, si chiude lentamente su di loro.

Quando passa Nuvolari…

Colui che doveva essere il Tazio Nuvolari leghista e guidare la corsa a Berna, si è in realtà dimostrato non solo un autista mediocre, ma anche una vera zavorra per la Lega dei Ticinesi. Lo scandalo delle segretarie frontaliere, che Ghiggia con poca umiltà chiama “campagna mediatica”, è stato sicuramente il chiodo che ha forato il copertone che lo ha fatto uscire di strada.

Ghiggia, con un senso dell’autocritica pari a quello di Kim Jong Un, ha bordate per tutti. E se lui stesso in fondo è l’artefice della sua fine, ha anche ragione quando parla di faide interne alla Lega.

Le crepe vistose nella Lega

Siamo stati facili profeti, quando abbiamo detto che dopo la sconfitta alle cantonali si sarebbero cominciate a vedere le crepe che i colonnelli erano riusciti a sigillare dopo la morte di Giuliano Bignasca. Le fazioni interne alla Lega hanno, negli ultimi mesi, affilato i coltelli per una resa dei conti rimandata e che già probabilmente da ieri sera vede schizzare spruzzi di sangue arterioso sulle pareti.

Già evocativa è la rabbia del buon Battista, che delega al Corriere del Ticino lo sfogo del suo livore:

“la situazione per me è insanabile e aggiungo di più, per me la politica attiva finisce oggi…”

Oddio, a essere onesti, come avevamo già ribadito prima delle elezioni, di politica attiva non è che Ghiggia ne abbia poi fatta molta, anzi, si è limitata, in questi quattro anni, ai pochi mesi che hanno preceduto le votazioni. Ovviamente i leghisti, stanchi di essere presi per il naso, gli hanno preferito Marco Chiesa. Ghiggia è nero di rabbia e sembra non capire che buona parte del disastro è dovuto a lui e al suo agire.

“E’ andata decisamente male, ma la lettura di questo risultato è chiara: è stata orchestrata una campagna mediatica ad arte nei miei confronti e all’interno della Lega stessa una frangia abbastanza importante si è schierata contro di me. Io sono abituato ad avere a che fare con gente di qualità, non con i mediocri: e nei mediocri ci sono tanti disertori.”

Detestiamo fare i maestrini, ma ricordiamo a Ghiggia che i compagni di viaggio se li è scelti lui, mica glieli ha imposti lo Spirito Santo.

I mille progetti di Battista

“La situazione per me è insanabile, e aggiungerò di più: per me la politica attiva è finita oggi. Fortunatamente ho mille progetti e da domani mattina inizierò a tirare fuori dal cassetto quelli che mi affascinano di più, per realizzarli.”

E con la fantasia cinematografica che ci contraddistingue immaginiamo Battista che mogio entra in casa strascicando i piedi, che appoggia all’attaccapanni il suo berretto da autista coi fregi dorati, appende accanto la giacca blu in doppio petto, si mette le pantofole e si trascina in una polverosa saletta. Lì sospira e sorride lievemente. Dal cassettone di una credenza estrae una scatola, che reca stampata l’immagine di un galeone. Appoggia dolcemente la scatola su un tavolino e accende una piccola lampada a stelo. Ingobbito estrae i pezzi, le costolature, gli alberi, le sartie e le vele. Prende colla e taglierino e sospira di nuovo: “finalmente…”.

Addio

Una certezza in effetti ce l’abbiamo, è che dopo due mazzate del genere, Battista il gentiluomo scomparirà dalla scena, d’altronde non è che se ne sentirà troppo la mancanza. Rimane Lorenzo Quadri col suo giornalino, sempre meno letto, rimangono le cassette del Mattino della Domenica piene, rimane quel calo che ormai sta disegnando una curva calante per un movimento che, nonostante le chiacchiere e i muscoli, non è riuscito in venticinque anni a cambiare praticamente nulla. Rimane la delusione dei leghisti che ormai percepiscono le faide che stanno dilaniando il loro movimento.

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