Caso Mark: appello alla mobilitazione

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Malgrado un rinvio di due ore della partenza del loro volo che ha aperto un sottile spiraglio di speranza, Mark e i suoi genitori hanno dovuto lasciare la Svizzera ieri per tornare in Ucraina. Lo stesso giorno la Commissione per i diritti dell’infanzia accettava il ricorso contro l’espulsione del ragazzo diciannovenne inoltrato dalla sua avvocatessa Immacolata Iglio Rezzonico che oggi lancia un appello a mobilitarsi per fare tornare Mark e i suoi genitori in Ticino.

“Il Sem poteva aspettare un giorno in più!”

“Se il SEM (Segretariato alla Migrazione) avesse atteso un giorno in più come avevo insistito” ci dice la legale dello studente ucraino espulso ieri dalla Svizzera, “Mark e i suoi genitori avrebbero potuto aspettare la decisione definitiva sulla loro sorte in Ticino invece di dovere fare ritorno in patria dove hanno subito minacce di morte e dove sono tuttora in pericolo.”

L’avvocatessa Iglio Rezzonico ci spiega che la procedura prevede un termine di sei mesi concesso al SEM per presentare le proprie osservazioni, “i tempi sono davvero lunghi cosicché io ho chiesto se il mio cliente e la sua famiglia possono tornare in Ticino in attesa della decisione definitiva sul loro statuto.”

Appello alla mobilitazione, “non dimenticate Mark”

Ad Agno dove vivevano dal 2015, anno del loro arrivo in Ticino allorquando Mark, studente alla Csia di Lugano, aveva soltanto 15 anni, la famiglia ucraina ha lasciato l’appartamento e tutte le sue cose: “sono partiti con un bagaglio a mano ciascuno” precisa la legale. Il 23 ottobre infatti, alla vigilia del loro rimpatrio forzato, Mark e i suoi genitori ai quali era stato negato lo statuto di rifugiati, erano stati prelevati dalla polizia a casa loro e condotti al carcere della Stampa poiché non avevano ubbidito volontariamente all’ordine di partenza. “Il papà di Mark è gravemente ammalato e ha trascorso in ospedale la notte che ha preceduto la partenza” ha precisato l’avvocatessa.

Ad Agno i profughi ucraini che provengono da Mariopol, nella zona di Donetsk sono sostenuti dalla loro comunità, quella dei Testimoni di Geova, una minoranza religiosa che è valsa loro il subire soprusi. “La mia unica speranza” sottolinea l’avvocatessa Rezzonico, “è che i compagni di classe di Mark continuino a mobilitarsi per farlo tornare. Oggi ho potuto recarmi alla sede della scuola e parlare con la direzione, non bisogna che questo ragazzo che ha qua la fidanzatina sia dimenticato anche se”, conclude la legale luganese sconsolata, “sono confrontata quotidianamente con decine di casi simili, la situazione è e si fa sempre più difficile.”

Nel frattempo, oggi nel pomeriggio, numerosi ragazzi, soprattutto dello CSIA, hanno inscenato una manifestazione. Leggiamo dal sito RSI:

“l’azione contro l’espulsione si è spostata oggi alle 13.30 da Piazza Molino Nuovo verso Via Pretorio a Lugano. E i giovani, arrivati di fronte a Palazzo di Giustizia poco prima delle 15.00, hanno iniziato ad urlare slogan contro le autorità cantonali.”

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