Di crisi in crisi, da quel giovedì nero

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Il ventiquattro ottobre di novant’anni fa è ricordato, nella nostra storia moderna, come un giorno sciagurato. Infausto al punto da essere diventato per sempre: il Giovedì nero. Eravamo nel 1929 e proprio quel giovedì lì si verificò il primo crollo della Borsa di New York dando, di fatto, il là alla Grande Depressione. La grave crisi economica e finanziaria che, partendo dagli Stati Uniti e spandendosi a macchia d’olio, sconvolse l’economia mondiale.

Quel giorno Wall Street chiuse con una perdita di oltre il 50% dei suoi capitali. Improvvisamente le azioni comprate era diventate carta straccia. Molte delle persone che avevano investito in titoli borsistici si ritrovarono, dall’oggi al domani, con un pugno di mosche in mano. Fu una doccia fredda. Del tutto inaspettata. Fu il peggior crollo borsistico mai registrato fino ad allora, ma si trattava solo dell’anticamera di ciò che sarebbe seguito soltanto cinque giorni dopo. Di martedì.

Pure il quel caso un martedì passato alla storia come un giorno nerissimo. Per via di un secondo crollo borsistico che diede il via ufficialmente alla peggiore crisi economica della storia recente. Ma a novant’anni da quel tonfo che portò miseria e disperazione ovunque e, secondo molti analisti politici ed economisti, fu la miccia che fece da detonatore al secondo conflitto mondiale, cosa è davvero cambiato? Abbiamo imparato qualcosa da allora? Tanto più che le crisi, al di là di quanto possano essere gravi o meno, sono sempre un’opportunità per cambiare rotta e riprendere in mano le redini di un carrozzone ormai fuori controllo?

La risposta sembra essere anch’essa priva di luce. Buia come lo furono i giorni e i mesi che seguirono la crisi petrolifera degli anni Settanta o quelle economiche dell’Asia di fine millennio. Di nuovo tutto ebbe inizio un giorno qualsiasi, era un lunedì (nero pure quello). Il 19 ottobre del 1987. Come dimenticarsi, poi, quella del 2008 innescata dai mutui subprime. Un episodio tanto grave da meritarsi il secondo posto sul podio della peggior crisi economica dal 1929 a oggi. Difficile farlo. Soprattutto se una o più di quelle crisi vi è capito in sorte di doverle vivere sulla propria pelle. Magari dovendo stringere pure i denti o la cinghia.

Un viaggio, quello nella storia dei disastri economici recenti, che potrebbe continuare passando per le bancarotte d’Islanda e Grecia oppure ancora per quella tuttora in corso in Venezuela. Proprio così. Nulla o quasi è cambiato dal quel giovedì nero di novant’anni fa, quando tutto crollò inaspettatamente o quasi. Da allora, infatti, le regole del gioco, degli azzardi borsistici non hanno trovato sempre un freno politico alla loro follia. Anzi. La tendenza alla deregolamentazione sembra indicare che siamo disposti a commettere ancora gli stessi errori, dato che le leggi in questo ambito sono promosse da interessi economici e politici e, purtroppo, la stabilità finanziaria non dispone al momento di nessuna lobby.

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